L’appello di due madri a Giorgia Meloni dopo la figlia a Bali: «Vogliamo avere i tuoi stessi diritti»

Dopo la vittoria al tribunale una coppia omogenitoriale racconta che per avere il passaporto dovrà compilare il modulo del Viminale: «C’è chi può permettersi di viaggiare, noi rischiamo di dover rimanere qui»

La vittoria delle due madri in tribunale contro il decreto Salvini apre un caso all’interno del governo. Il Tribunale civile di Roma ha infatti aperto alla dicitura neutra di «genitore» sui documenti bocciando di fatto il decreto dell’allora ministro dell’Interno che imponeva l’uso di «padre» e «madre». Ma riguardo l’ordinanza dei giudici l’esecutivo ora dice di volere fare attente verifiche («la decisione sarà esaminata dal governo con particolare attenzione»). Perché «presenta evidenti problemi di esecuzione e mette a rischio il sistema di identificazione personale». Verifiche che potrebbero anche portare ad un’azione contro l’ordinanza. Che risale al 9 settembre 2022 «e non è stata impugnata dal Ministero dell’Interno», ha fatto sapere ieri Palazzo Chigi in una nota.

Due genitori dello stesso sesso e la carta d’identità

Al tribunale si erano rivolte due donne con il sostegno di Rete Lenford e Famiglie Arcobaleno. Ovvero Sonia, la madre biologica di una bambina concepita in Grecia con la fecondazione artificiale e nata in Italia, e la sua compagna. Il giudice Francesco Crisafulli ha imposto al Viminale di emettere una nuova carta d’identità. Specificando che che il diritto «alla corretta rappresentazione familiare» non spetta solo alle madri, ma anche alla bambina». E oggi su la Repubblica altre due madri, ovvero la giornalista Rory Cappelli ed Eugenia Romanelli, rivolgono un appello alla premier: «Siamo due madri e vogliamo avere i tuoi stessi diritti». «Siamo una coppia di donne. Abbiamo avuto, insieme, una bambina. Una delle due, la madre non biologica, ha fatto ricorso al tribunale per adottarla. L’adozione, dopo una consulenza tecnica d’ufficio e peripezie varie, è stata riconosciuta», premettono. Poi spiegano una parte del problema: «Domani andremo in questura per il passaporto. Anche lì, come per la carta d’identità elettronica, i moduli sono gli stessi. C’è scritto madre e padre. E se ci rifiutassimo? Se ci rifiutassimo resteremmo senza documenti e senza possibilità di viaggiare, di andare, che so, a Bali con la baby sitter. Tra l’altro è tutto da vedere se questi documenti verranno emessi». Il riferimento all’Indonesia arriva dopo la polemica di ieri: proprio Meloni ha ritenuto di dover spiegare su Facebook che sente di avere il diritto di fare la madre come meglio crede. Anche portando sua figlia con sé al G20, come è accaduto nei giorni scorsi.

L’appello 

Per questo, concludono Cappelli e Romanelli, «la nostra bambina, come ha scritto il giudice nella sentenza sul decreto del 31 gennaio 2019, ha diritto a una corretta rappresentazione della sua situazione familiare, come figlia (naturale e giuridica) di due donne, quindi di due “madri”, o comunque di due “genitori”. E così, mentre c’è chi può permettersi di scegliere tra maschile e femminile e di viaggiare oppure no, noi rischiamo di restare confinate in Italia».

Fonte: OPEN

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