Matteo Renzi: «Conte? Quando facevo le riforme mi mandava i complimenti»

«Salvini? Un palloncino che alla fine si buca». Dopo il no alle primarie del Pd, l’ex premier su Vanity Fair parla del Governo. E del partito che (ancora) non c’è

«Io mi sono dimesso da segretario del Pd, ho smesso di occuparmene. Sono stato il parafulmine ideale per tutti i problemi, ho smesso… Ho vinto due volte le primarie col 70% e dal giorno dopo mi hanno fatto la guerra. Questo non è il modo giusto per rispettare una comunità».
Parla al passato: vuole ancora restare nel Pd?
«Voglio fare l’opposizione a questo governo perché mi preoccupa. E per fare l’opposizione serve che tutti ci diamo una mano. Col Pd, i comitati civici, in tutti i modi».

Non è un addio definitivo al suo partito, ma non è neanche un no all’ipotesi di un partito nuovo quello che Matteo Renzi affida a Vanity Fair, che pubblica l’intervista all’ex segretario Pd e presidente del Consiglio nel giorno della sua rinuncia a candidarsi alle primarie del partito. «Tutti mi spingono a dire che abbiamo sbagliato tutto, che dobbiamo stare zitti», spiega a Vanity Fair. «Ma noi abbiamo fatto tante cose e io le rivendico, non cedo all’abiura. Io penso che gli italiani abbiano sempre ragione. Punto. Se hanno scelto di farsi un giro con Salvini e Di Maio vanno rispettati…. Chi perde sbaglia sempre. Io mi sono dimesso, l’unico. Quindi adesso che cosa devo dire: che i migranti vanno fatti affogare? Che il Jobs Act è stato un errore? Non lo dico. Certo, bisogna fare di più e meglio, ma non sarò mai come Salvini, che fa lo sciacallo, postando la foto di una minorenne e aizzando i commenti contro, o come Di Maio, che fa da prestanome al padre. Questa è la strada per prendere i voti? Pace, non li prendo».

«Chi?», risponde sarcastico quando gli si fa il nome di Giuseppe Conte. Poi rivela a Vanity Fair un retroscena del rapporto con l’attuale presidente del Consiglio. «Conte me lo ricordo, quando ci mandava i messaggini tutto contento e entusiasta delle riforme che facevamo, della Buona Scuola, del referendum… A suo tempo, nel 2015, aveva tutta un’altra posizione sullo sforzo riformatore del Governo Renzi. È legittimo cambiare idea, specie se ti offrono incarichi importanti. Io penso che le idee valgano più delle poltrone».

Duro il giudizio su Matteo Salvini, all’indomani della manifestazione della Lega a Roma, annunciata con i manifesti che mostravano chi non ci sarebbe stato: Renzi appunto, e poi Fabio Fazio, lo chef Rubio, il rapper Salmo… «Salvini fomenta odio: l’obiettivo non è raccontare la sua idea d’Italia, ma dividere il Paese in “buoni” e “cattivi”. Che per un politico è sbagliato, per uno che sta al governo è ingiusto, per uno che fa il Ministro dell’Interno è pericoloso. Perché lui presiede anche alla mia sicurezza, a quella di Fazio o di Salmo. L’unico in Italia che non ha il diritto di parlare come fosse al Bar Sport è il ministro dell’Interno… A me di lui colpisce molto una cosa. Ha cambiato la legge sul peculato, di fatto salvando alcuni dei suoi: Molinari capogruppo alla Camera, Rixi viceministro alle infrastrutture. Ha fatto un’operazione sui 49 milioni di euro, riuscendo a restituirli in 76 comode rate. Ha querelato per appropriazione indebita Francesco Belsito e non Umberto Bossi, perché poi ha paura che chiamino in causa lui. Eppure riesce straordinariamente ad apparire quello che non è delle istituzioni ma del popolo. Questo giochino secondo me è un palloncino che vola in alto e alla fine si buca all’improvviso. Scommetto sul fatto che questo incantesimo di Salvini svanirà. Come direbbero i miei figli: il tempo è galantuomo».

È questo, dice a Vanity Fair, il tormentone che a casa Renzi ha sostituito il più diffuso “e allora il Pd?”. «In famiglia siamo molto sportivi e lo sport preferito ovviamente è prendere in giro me. Tipo: babbo, capisco che il tempo è galantuomo, ma puoi scendere che la pizza si fredda? Siamo molto ironici anche perché per lungo tempo non siamo stati una famiglia, ma una chat su Whatsapp, quando ero a Roma. Ora stiamo molto più tempo insieme, anche se abbiamo Franci fuori casa». Franci è il figlio maggiore Francesco, che gioca a calcio nell’Udinese. «In famiglia, questo cambiamento ha avuto un impatto più grosso rispetto, ad esempio, a quando sono andato via io. A me non mi ha filato nessuno, va via il bambino – che poi è alto 1.90 e ha quasi 18 anni – ed è un dramma».

Nella nuova vita del senatore Matteo Renzi, oltre al tempo che può dedicare alla moglie Agnese e ai figli più piccoli Emanuele e Ester, c’è un debutto televisivo: il 15 dicembre va in onda su Nove, alle 21.25, la prima delle quattro puntate del documentario Firenze secondo me, prodotto da Lucio Presta: («Volevo raccontare la mia città, far vedere come la mia città insegna qualcosa non solo per l’arte»). E poi c’è l’attività di conferenziere, ospite internazionale, docente, per esempio del corso “Europe: State of the Union” per gli studenti della Stanford University («Miglioro il mio inglese: anche perché, diciamolo, era impossibile peggiorare»).

La passione per la politica, ovviamente, resta. Andando oltre il congresso del Pd e pensando alle Europee di maggio, alla nuova «onda verde», ambientalista, europeista, giovane, digitale, che dalla Germania si oppone al blocco sovranista: «Katharina Schulze, la trentatreenne che ha vinto in Baviera, ha un programma che in larga parte sottoscriverei domani mattina. Ma lei non è solo l’ambientalista, è un modello di partito nuovo che c’è in Europa. In Spagna lo è Ciudadanos, in Francia lo è en Marche di Macron, in Italia non c’è. Questo è il problema». Mai arrendersi, però: «Quello che abbiamo avviato in tre anni di governo è una rivoluzione della politica italiana – abbiamo portato in politica una nuova generazione, e le donne – che le elezioni non hanno bloccato. Le rivoluzioni durano più che un’elezione, tornerà il nostro tempo. Magari verrà fuori una giovane donna. Magari una che oggi sta frequentando il liceo o l’università».

Fonte: www.vanityfair.it – del 10 DEC, 2018  di SILVIA BOMBINO

Link: https://www.vanityfair.it/news/politica/2018/12/10/matteo-renzi-conte-complimenti-pd-nuovo-partito-vanity-fair


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