“Oggi viaggio per l’Italia e vedo che assomiglia sempre di più al Cile, nelle cose peggiori del Cile”

Il suo giudizio politico sull’Italia di oggi Nanni Moretti lo affida all’esule cileno che chiude il documentario “Santiago, Italia” : “Sono arrivato in un Paese che era molto simile a quello che sognava Allende in quel momento lì. Oggi viaggio per l’Italia e vedo che l’Italia assomiglia sempre di più al Cile, nelle cose peggiori del Cile”. Ci si chiedeva perché dopo un lungo silenzio il più politico dei nostri registi abbia deciso di rifarsi vivo con un documentario sul golpe di Pinochet del 1973, una tragedia lontana temporalmente e geograficamente. Visto il film, è chiarissimo che è la forma di commento politico sull’oggi scelta da Moretti. Invece di rilasciare dichiarazioni polemiche da far rimbalzare virgolettate sui quotidiani e sui social, parla attraverso un film, il suo mezzo specifico. “Santiago, Italia”chiude il Torino Film Festival ed esce in sala il 6 dicembre, distribuito da Academy Two.

E’ un documentario secco, senza svolazzi, senza montaggi fantasiosi, fitto di testimonianze. Moretti lo”firma” in apertura affacciandosi dall’alto sul panorama di Santiago. Tre capitoli : “70-73, gli anni di Unidad Popular”, “11 settembre 1973”, “Viaggio in Italia”. E’ il regista, con la sua voce e le sue domande, a intervistare volta a volta operai, artigiani, imprenditori, registi perseguitati che su Allende hanno fatto film, come Miguel Littin e Patricio Guzman, e poi muralisti, medici, diplomatici italiani , avvocati, giornalisti . Quelli che hanno vissuto la grande speranza di Allende, e poi detenzione e tortura.

Quelli che testimoniano, soprattutto, la solidarietà di un’Italia radicalmente diversa, con l’ambasciata nostra a Santiago che ospitò centinaia e centinaia di rifugiati, e poi li accolse in Italia, con passione. C’era l’Emilia Rossa che gli offriva lavoro, “in regola”, non in nero. E’ immediato e spontaneo fare confronti con tutto quello che stiamo vivendo.

Tra i filmati d’epoca (non moltissimi) spiccano il famoso comizio di Allende ( “Non ho la vocazione del martire, sono un lottatore sociale, ma non farò un solo passo indietro”), le sue ultime parole alla radio prima di morire, l’agghiacciante discorso di insediamento di Pinochet. Moretti incalza con le domande soprattutto a confronto con due militari responsabili di eccidi e torture, che difendono il loro operato. In carcere per omicidio e sequestro di persona, uno si proclama ‘vittima e perseguitato’: solo tremila morti, in fondo, una bazzecola. Solo in questo momento riappare in scena il regista, per precisare : “Io non sono imparziale”.

Quando il documentario tiene in campo le pause, le lacrime, l’affiorare delle emozioni si rischia a tratti l’effetto “alla De Filippi”, ma ‘ci sta’, sono storia e memoria, come gli Inti Illimani nei nostri stadi e nelle nostre piazze, a sostegno del Cile l’Italia si è mobilitata in massa, in quegli anni ’70. E’ il filo rosso che lega la scelta dell’ambasciatore a Santiago, Piero De Masi – che senza istruzioni dal Ministero decide di non respingere nessuno, tra quelli che scavalcavano il muro dell’ambasciata – e qui da noi i cittadini comuni, ma anche tutti i partiti politici, tutti, dal Pci ai Repubblicani alla Dc.

Come diceva Hemingway, non chiederti per chi suona la campana, la campana suona sempre anche per te. C’era una volta Italia, Santiago. C’era una volta.

Fonte: www.huffingtonpost.it -del 30 Novembre 2018

Blog di Teresa Marchesi

Link: https://www.huffingtonpost.it/teresa-marchesi/oggi-viaggio-per-l-italia-e-vedo-che-assomiglia-sempre-di-piu-al-cile-nelle-cose-peggiori-del-cile_a_23605209/?fbclid=IwAR3Z7jX33uSHqgEzrv6f3f5QlJauufLtikG_8USLPEk5pJq9_bAo62d6Uys

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