Repubblica: quei due piani abusivi condonati in casa della famiglia Di Maio

Secondo il quotidiano diretto da Mario Calabresi, nel 2006 il padre del vicepremier sanò 150 metri quadri nella sua abitazione di Pomigliano D’Arco. Di Maio: “Mia casa in regola, da certi giornali solo rabbia”

Non solo Ischia. Per Luigi Di Maio, i condoni, sarebbero addirittura “un vizio di famiglia”. Secondo quanto riportato da Repubblica, prima del ‘perdono’ governativo per gli abusi nell’isola partenopea e per gli evasori, c’era stato quello di papà Antonio, nel 2006, con 150 metri quadrati della sua abitazione di Pomigliano D’Arco sanati dietro pagamento di 2mila euro.

Una storia, si legge nell’articolo del giornale diretto da Mario Calabresi, che “racconta di un vicepresidente del Consiglio che è nato ed è vissuto letteralmente in un elegante palazzetto – dove tuttora è fissata la sua residenza – ricco di spazi fuorilegge, costruiti in più riprese e poi sanati e integrati dalle locali autorità. E senza neanche il pretesto dei danni del sisma”.

In particolare, gli abusi riguardavano “ampliamenti sul secondo e terzo piano” dell’immobile. Tutto scritto e documentato negli archivi degli uffici comunali: “Pratica numero 1840, del protocollo 7850 del 30 aprile 1986, intestata al signor Antonio Di Maio, oggi 68enne”.

La legge a cui si appella il papà del vicepremier è la 47 dell’85, quella del governo Craxi-Nicolazzi, del “primo condono a maglie larghissime”. Ma ci vorranno anni perché il percorso si concretizzi e l’iter arrivi a buon fine:

“Fatto sta che, impegno dopo impegno, faldone dopo faldone, arriva anche il turno della sua istanza. L’istruttoria conclusiva risale al 17 giugno del 2006: ci sono da pagare due rate di 594 euro, più gli oneri di concessione per 410 euro, più una differenza perché si è distratto, ha misurato meno metri di quelli che risultano. Totale: 2mila euro. Di Maio senior versa, la palazzina ora è pulita. Di Maio jr è già impegnato in politica (all’epoca suo padre sogna di presentarlo a Gianfranco Fini) ed è ventenne quando la pratica di papà si chiude. Forse non ricorda. O non ha mai ritenuto di doverlo precisare, nonostante le responsabilità pubbliche e il dibattito esplosivo sui condoni”.

Rimozioni, personali o familiari. Specie per i leader lanciati sul cambiamento. Peccato che hanno un difetto, le istituzioni. Non sono soggette ai legittimi venti e rivolgimenti del consenso. Mentre la politica alza la voce, le istituzioni tacciono, gli uffici conservano. E custodiscono carte, numeri, pratiche. Fosse pure la vecchia memoria degli uffici condoni. Che continuano a lavorare: di padre in figlio.

La replica di Di Maio: “Casa in regola, da certi giornali solo rabbia”

“Stamattina Repubblica si è inventato questo scoop sul condono sulla casa di famiglia di Di Maio. Allora io questa mattina chiamato mio padre è chiesto, “ma cosa hai combinato?” E lui mi ha detto che nel 2006 ci è arrivato una risposta di una domanda fatta nel 1985 su una casa costruita nel 1966. La casa era stata costruita da mio nonno in base al Regio decreto del 1942. Nel 1985 mio padre chiese la regolarizzazione della casa, presentò la domanda ad aprile dell’86 e nel 2006, è arrivata la risposta in cui il Comune dice: “devi pagare 2000 euro e regolarizzi la casa costruita nel 1966″. Così mio padre regolarizza un manufatto costruito da mio nonno quando lui aveva 16 anni, questo è il grande scoop di Repubblica”. Lo afferma il vicepremier Luigi Di Maio in diretta Facebook.

“Nessuno deve mai pensare che quando ricevo un’accusa del genere debba stare zitto. Noi siamo sempre andati avanti solo contando sulle nostre forze. Quindi a tutte queste persone che ogni giorno sputano veleno su di me, sul M5S e forse solo così riescono ad andare sui quotidiani nazionali dico “metteteci un pò più di amore e meno rabbia”, sottolinea.

Fonte: www.huffingtonpost.it

del 07 Novembre 2018

Non solo Ischia. Per Luigi Di Maio, i condoni, sarebbero addirittura “un vizio di famiglia”.#confrontodem

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