Biancalani querela il ministro Salvini e 25 odiatori del web

In Procura è stata depositata il 30 ottobre, allegati gli screenshot con nomi e cognomi

PISTOIADon Massimo Biancalani ha sporto querela nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

I reati che vengono ipotizzati nell’atto depositato in Procura il 30 ottobre scorso, sono tre: principalmente quello di diffamazione aggravata a mezzo stampa, ma anche vengono ipotizzati i reati di calunnia e in alternativa quella di omissione di atti di ufficio.

Il parroco ha inoltre sporto querela contro tutte le persone – venticinque con nome e cognome, allegato di screenshot – che hanno pubblicato commenti (esplicite allusioni sessuali sul rapporto tra don Biancalani e i ragazzi del centro di accoglienza) in cui viene ravvisato anche per loro il reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa.

Come spiega don Biancalani nella querela redatta dal suo avvocato Elena Baldi, la diffamazione a mezzo stampa riguarda un messaggio pubblicato su Facebook e poi su Twitter dal ministro Salvini il 28 agosto 2018, a seguito della notizia della chiusura del centro di accoglienza di Vicofaro.

“Tempi duri per il prete che ama attaccare me e circondarsi di presunti profughi africani, ancora un po’ e la canonica scoppiava…chiuso”. Un post modificato poi in “Tempi duri per il prete che ama circondarsi di clandestini africani, ancora un po’ e la canonica scoppiava”.

Tweet che per don Biancalani contengono affermazioni prive di verità e quindi di contenuto diffamatorio.

Per il parroco l’affermazione “ama attaccare me (Salvini)” è priva di ogni fondamento e tende unicamente a generare disprezzo nei suoi confronti.

Così come la frase “ama circondarsi di presunti profughi” che – sempre per il parroco – tende a generare pregiudizio ed a provocare pesanti allusioni e falsità.

La calunnia riguarda il secondo testo: “Il prete che ama circondarsi di clandestini africani”. Una frase che per Biancalani presenta espressioni diffamatorie perché lo si accusa di aver commesso il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Un reato – evidenzia ancora il parroco – che non ha mai commesso.

Nella querela si ipotizza anche l’omissione di atti di ufficio, perché qualora il ministro Matteo Salvini sia sicuro che il parroco abbia ospitato davvero clandestini in parrocchia e che abbia commesso il reato, allora avrebbe commesso il reato di omissione di atti di ufficio, perché in qualità di pubblico ufficiale ha il dovere di denunciare all’autorità giudiziaria la notizia di reato.

E Biancalani, infine, spiega come, a seguito della divulgazione dei due post, sia costantemente offeso e diffamato sui social e su altri mezzi di comunicazione, non solo come parroco ma anche come insegnante.

Fonte: www.reportpistoia.com

di: di Ilaria Lumini – del 05 Novembre 2018

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