Un incidente cercato, sulla pelle dei cittadini italiani

La strategia è chiara: usare la bocciatura europea come arma di distrazione di massa, arma impropria in una campagna elettorale importantissima

La Commissione Juncker boccia la manovra italiana e il governo gialloverde fa spallucce. Quasi che finire dietro la lavagna dei partner europei sia un motivo di vanto e non un’occasione di riflessione. Il vicepremier Luigi Di Maio, in un eccesso di faccia tosta degna della miglior commedia napoletana, arriva a dire che “lo spread ci vuole più bene dei commissari europei”, forse alludendo al fatto che il differenziale tra i titoli italiani e i bund tedeschi è di “soli” 300/320 punti. Come se 320 punti fossero pochi, visto che a marzo, con Paolo Gentiloni e il Pd a palazzo Chigi, era poco sopra i 100.

Ma ormai il dado è tratto e la vera manovra gialloverde, una manovra tutta politica, è scoperta: usare la bocciatura europea come arma di distrazione di massa, arma impropria in una campagna elettorale, quella per le europee del maggio prossimo, che sono da tutti descritte come le più importanti delle prime effettuate per il parlamento di Strasburgo nel 1979.

Lo sforamento è stato “troppo” evidente, la rottura “troppo” cercata, il fossato “troppo” scavato per non pensare a che niente sia stato deliberatamente provocato, e che ogni mossa faccia parte di una strategia a questo punto emersa in tutta la sua cinica trama. Se i numeri non fossero bastati, il resto del compito è stato svolto dalle offese che il vicepremier Salvini ha ripetutamente rivolto al presidente della Commissione, Jean Claude Juncker.

Il punto è che però, a dispetto dei proclami della “manovra del popolo”, del “prima gli interessi degli italiani”, lo scontro frontale con Bruxelles condotto da posizioni di debolezza quali l’alto debito e la scarsa ripresa ci inchiodano, finirà per ritorcersi contro il nostro Paese. Un innalzamento dello spread sarà inevitabile e tutto ciò si ripercuoterà sui mutui delle famiglie, sull’erogazione del credito per le aziende e a cascata sui prezzi. Inaugurando un circolo vizioso di cui non si intravede la fine. Cinquestelle e Lega dovranno rimangiarsi le proprie dissennate promesse elettorali. Ma a quel punto – questa è la road map in testa a Salvini e Di Maio – le elezioni europee saranno forse già passate. Per tornare indietro, magari mettere quella patrimoniale che adesso essi escludono o per intraprendere la strada di una uscita dall’euro che negano, ci sarà tempo.

La sostanza è che Lega e Cinquestelle si stanno pagando la campagna elettorale con le nostre tasche, anteponendo con un calcolo cinico e beffardo gli interessi delle rispettive botteghe a quelli del popolo che tanto sbandierano di voler difendere. Ricordo quando Salvini e Di Maio lanciavano al governo Renzi l’accusa di cercarsi voti con gli 80 euro, una misura rivelatasi così giusta che adesso loro stessi non hanno avuto il coraggio di abolire. D’altra parte, dal loro punto di vista, i due fratelli gemelli del governo, quelli che fanno finta di litigare ma poi vanno d’accordissimo nello spartirsi le poltrone, non hanno scelta: Di Maio deve allontanare lo spettro di Alessandro Di Battista che ha già fatto il biglietto di ritorno dal Sudamerica e non starà certo a guardare, Salvini vuole approfittare degli ultimi scampoli di vita di Forza Italia per egemonizzare il centrodestra. In mezzo ci sono le famiglie e le aziende italiane, ma a questo loro poco importa.

Fonte:www.democratica.com – di Simona Bonafè

del 23 Ottobre 2018

La strategia è chiara: usare la bocciatura europea come arma di distrazione di massa, arma impropria in una campagna elettorale importantissima.

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