Non c’è “onestà” nel condono edilizio targato 5 Stelle a Ischia

Il 2018 sarà l’anno del condono edilizio del governo Conte, dopo quello del 1985 dell’esecutivo Craxi e i due approvati da Berlusconi nel 1994 e 2003? Se venisse approvato il Decreto Genova, con l’articolo sulla ricostruzione post terremoto a Ischia, sarebbe proprio così e non sarebbe motivo di vanto per il vicepremier Luigi Di Maio.

Perché se per la Lega non sarebbe una novità, visto che ne ha già approvati due nelle scorse legislature, lo troveremmo quanto meno imbarazzante per il Movimento 5 Stelle, arrivato in pochi anni al governo del Paese urlando nelle piazze di tutta Italia lo slogan “onestà, onestà”.

I condoni infatti premiano sempre i cittadini furbi a scapito di quelli che invece hanno rispettato la legge. E fino a prova contraria i primi sono disonesti, i secondi sono onesti. Su questo si è già espresso chiaramente e giustamente il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, scelto proprio dal Movimento 5 Stelle per la sua gloriosa carriera prima nel Corpo forestale dello Stato e poi nell’Arma dei carabinieri contro ogni illegalità ambientale, non solo quella ecomafiosa. E anche per questo il governo Conte deve assolutamente fare marcia indietro su Ischia.

Il problema sta nel Decreto Genova in discussione alla Camera dei deputati: all’articolo 25 è previsto un nuovo condono edilizio per l’Isola di Ischia colpita nel 2017 dal terremoto, una sanatoria a maglie larghissime. Se questa norma fosse approvata infatti diventerebbero sanabili edifici costruiti in zone a rischio idrogeologico e con vincoli paesaggistici e ambientali, che le sanatorie del 1994 e 2003 invece escludevano.

Si tratta di una proposta davvero pericolosa. Perché, come sempre avviene, premia l’illegalità, sanando edifici abusivi che beneficerebbero di un nuovo condono edilizio che a questo punto potrebbe essere richiesto da altre aree del Paese (come del resto si sta già proponendo per le zone terremotate del centro Italia).

Poi perché condonando quelle case si metterebbe a rischio la vita di tante persone: gli edifici che verrebbero sanati sono stati costruiti in aree a rischio frana e sismico in un’isola che ha subito nell’ultimo secolo un numero rilevante di tragedie causate dalla pericolosità degli edifici, per come e dove sono stati costruiti. Infine questa norma è ingiusta economicamente e socialmente: questi edifici sono ancora oggi abusivi e verrebbero sanati ricevendo fino al 100% del contributo pubblico per la loro ricostruzione.

Se si vuole dare risposta alla preoccupazione delle famiglie per le case in cui vivono, occorre accelerare una ricostruzione capace di garantire finalmente la sicurezza degli edifici con norme efficaci e risorse adeguate. Condividiamo la necessità di chiudere finalmente le procedure di sanatoria ancora incredibilmente aperte, con 26mila domande nei tre Comuni dell’Isola.

Ma lo si deve fare dando strumenti alle amministrazioni locali, non eliminando ogni criterio previsto dalle leggi in vigore al momento in cui le domande di sanatoria sono state presentate, e affidando al Commissario straordinario per la ricostruzione a Ischia i poteri e le risorse per portare avanti le ordinanze di demolizioni mai eseguite.

La ricostruzione di Ischia, in questa prospettiva, potrebbe diventare una esperienza importante nel nostro Paese per tenere insieme tutela del territorio, legalità e innovazione edilizia. In caso contrario sarebbe solo il quarto condono edilizio della storia d’Italia. Quello approvato da chi ha sempre combattuto insieme a noi le proposte di condono fatte in Regione Campania o Sicilia negli ultimi anni o nello scorso Parlamento col ddl Falanga, quando però era all’opposizione.

Caro ministro Di Maio, stare dalla parte della legalità non può passare mai di moda, per dirla con uno storico, e speriamo ancora valido, slogan del Movimento 5 Stelle.

Fonte: www.huffingtonpost.it – Blog di Stefano Ciafani

del 22 Ottobre 2018

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