LA TOMBA DEI GRILLINI

Difficile dare torto al quotidiano” Libero” quando scrive che il mitico reddito di cittadinanza sarà la tomba dei grillini. È quasi sicuro.

Ma, prima, conviene segnalare un paio di fatti. Avevano detto, con voce stentorea, che non sarebbero mai arretrati di un millimetro. Invece sembra che abbiano già, deciso che lo sforamento al 2,4 per cento del Pil vale solo per il 2019. Poi si scende al 2 per cento.

Il secondo fatto riguarda la famosa festa sul balcone: per la prima volta una finanziaria per il popolo. Bene, era una balla colossale: la nota aggiuntiva del Def, che là si stava festeggiando, non c’era e non c’è ancora adesso, a una settimana di distanza. C’era solo la decisione di sforare fino al 2,4 per cento, poi frasi sconnesse con numeri scritti a matita. Ma questo è il governo del cambiamento: roba da scolari poco diligenti di terza media.

Ma torniamo al reddito di cittadinanza, altro elemento che viaggia nella nebbia.

1- Per ora si sa che sono stati stanziati 10 miliardi. In realtà 8 perché due vanno per potenziare i centri di impiego. I centri di impiego, che dovrebbero fornire tre occasioni di lavoro ai richiedenti il reddito di cittadinanza, oggi non sono in grado nemmeno di indicare la strada per piazza Verdi ai turisti. Quindi vanno potenziati, una buona occasione per assumere qualche migliaio di amici grillini. Tanto da fare ci sarà pochissimo, quasi niente.

2- Solo Di Maio (che non conosce nemmeno la matematica elementare) pensa che con 8 miliardi si possa dare un reddito mensile di 780 euro a sei milioni di persone. Chiami suo cugino, rifacciano i conti insieme e vedranno che non è possibile.

3- Ricontare. 780 euro al mese sono poco meno di 10 mila euro all’anno a testa. Con 8 miliardi a disposizione, quella cifra può essere data a meno di un milione di persone: tutto qui. I sei milioni di beneficiari restano nell’immaginario di Di Maio. L’alternativa, per dare qualcosa ai sei milioni di “poveri” è di dare loro 4,26 euro al giorno. Ma vedo forconi alzarsi minacciosamente da Roma in giù.

4- Ma non è finita. Salvini, ovviamente, strepita: prima gli italiani, solo gli italiani. Allora si vorrebbe stabilire che a questo reddito hanno diritto solo quelli che risiedono qui da almeno dieci anni. La Corte costituzionale, anche durante la pennichella pomeridiana, boccerebbe questa cosa in dieci minuti, all’unanimità. Così come non esiste modo per escludere (povero Salvini) i 70-80 mila rom che faranno domanda: sono cittadini italiani da sempre, sono poveri, e quindi hanno diritto.

5- Infine, Laura Castelli (ma mia zia Luisa sarebbe stata più brava) sta cercando di costruire una macchina pazzesca. Niente contanti, ma solo supporti elettronici. E solo per comprare roba rigorosamente italiana da negozianti italiani (esclusa tutta la grande distribuzione). Il salmone, quindi, no. E nemmeno la pasta, se il grano non è tutto italiano (e non lo è). L’atroce macchina informatica che la Castelli dovrebbe mettere a punto (ma non la vedremo mai, sono sicuro) dovrebbe controllare che non ci siano truffe: se un negozietto di Volpedo vende un salmone e accetta il pagamento con il reddito di cittadinanza, la Finanza (mandata dalla occhiuta Castelli) piomba lì e succede un casino.

Solo degli autentici dementi potevano immaginare di passare le giornate a controllare, una per una, le spese minute dei pensionati poveri, negozietto per negozietto, dalle Alpi alla Sicilia.

Il reddito di cittadinanza, insomma, in gran parte non ci sarà (e spunteranno i forconi). Dove ci sarà, crollerà sotto il ridicolo. La Castelli esiliata in Papuasia.

Fonte: www.uomini&business.it

di GIUSEPPE TURANI | 

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