L’ULTIMA MASCALZONATA

Salvini ha accusato il presidente della Commissione europea di essere un ubriacone. Ma non è vero: è solo malato.

Matteo Salvini va capito. Altri sono cresciuti politicamente frequentando le sedi della Dc, del Pci o del Psi. Lui invece ha fatto le sue prime esperienze politiche del centro sociale Leoncavallo. Il che, per i non milanesi, significa, cattivi spinelli, cattive musiche, cattivi murales, cattive compagnie. Più, ogni tanto, qualche veloce scazzottata con dei gruppetti di fascisti altrettanto disperati e solitari nella grande metropoli.

Tecnicamente, benché figlio di media borghesia, Salvini sceglie di essere un emarginato, un drop out volontario.

E infatti subito dopo, quando scopre la Lega di Bossi e Maroni, si presenta al primo parlamento padano come capo della corrente dei comunisti padani (5 rappresentanti in tutto). L’idea dei comunisti padani (chissà che cosa diavolo volevano…) è talmente ridicola che sei mesi dopo non esiste già più. Salvini, comunque, rema dentro la Lega e fa carriera: consigliere comunale a Milano, poi parlamentare europeo, un ruolo nel quale non lo vede quasi mai nessuno, ma che è ben retribuito.

Aspetta pazientemente che il destino di Maroni e di Bossi si compia e quindi si prende la Lega (al Leoncavallo in fondo qualcosa aveva imparato…).

Viene affascinato dalla predicazione razzista di madame Le Pen e capisce al volo che è quello che in Italia manca. Persino quella che diventerà sua alleata, la fascistissima Giorgia Meloni, è timida. Lui no.

I rom vanno cacciati con le ruspe (non importa per dove), i negher con qualsiasi mezzo.

La scelta di marketing si rivela azzeccata. Al primo giro prende tanti voti, ma non tantissimi (appena il 17 per cento), ma adesso i sondaggi lo danno sopra il 32 per cento. E già si vede, una volta liquidato questo governo con il noioso e imbarazzante Di Maio, a palazzo Chigi, finalmente padrone assoluto del vapore.

Cade ogni cautela. Il linguaggio diventa esplicitamente mussoliniano perché è convinto che il suo popolo chieda un uomo forte, tosto. Maltratta gli avversari e i mercati. Sembra un eroe di cartone della Marvel. Un po’ come Mussolini non resiste a e si fa fotografare volentieri a torso nudo. Non ha bicipiti da mostrare (è un po’ impiegato del catasto), ma quello che conta è il contesto.

Ha già litigato con mezza Europa, ma non si ferma. Non nasconde il suo profondo disprezzo per la costruzione dell’Unione. Qualunque cosa vada oltre le valli bergamasche è un problema per l’ex leoncavallino, hic sunt leones, terreno ignoto.

L’ultima mascalzonata è di non molte ore fa. Il presidente della Commissione europea, Junker, rivolge alcune critiche alla decisione italiana di sforare fino al 2,4 per cento, e la risposta di Salvini è immediata: non parlo con gli ubriachi.

In effetti Junker barcolla un po’. A qualche riunione ha dovuto essere trasportato addirittura in barella. Ma non perché sia un alcolista. Anni fa ha avuto un terribile incidente automobilistico, è stato mesi in coma e mesi su una sedia a rotelle. Gli è rimasta una deficienza nella gamba sinistra, cosa che lo fa barcollare e che richiede si appoggi a qualcosa quando fa le scale.

Salvini, che è stato per anni a gironzolare per i corridoi del parlamento europeo, sa benissimo queste cose (peraltro accertabili in Rete in dieci secondi), ma non resiste al colpo basso, sotto la cintura: non parlo con gli ubriachi.

Fonte: Uomini&Business

di GIUSEPPE TURANI |

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