Il Cda vota (di nuovo) Foa. È la Rai la merce di scambio per l’alleanza tra Silvio e il governo

Solo un mese e mezzo fa assistevamo al muro contro muro tra Berlusconi e Salvini su Foa, il nome imposto dal leader leghista per la presidenza della Rai. Una scelta che il Cavaliere non aveva digerito tanto da non partecipare al voto in commissione di Vigilanza.

Poi è arrivato l’ultimatum del governo, con le non troppo velate minacce a Berlusconi sul tetto alle pubblicità in tv. Lì la decisione della cena ad Arcore. In quell’incontro la destra è tornata a coalizzarsi in nome degli interessi delle due parti: il voto di Forza Italia per Foa alla presidenza Rai, in cambio dello stop del governo alle pressioni sulla tv e del via libera della Lega alle alleanze per le prossime amministrative. Un bottino ricco per entrambi.

E così, dopo un mese di stallo in Rai provocato dalla scelta di Salvini di andare avanti con Foa nonostante la posizione contraria del Parlamento, ora si inaugura una fase mai vista neppure ai tempi di massimo splendore del governo Berlusconi.

E oggi il cda della Rai è tornato a riunirsi per procedere alla nomina di Marcello Foa come presidente. Il consiglio ha eletto a maggioranza il presidente nuovamente con il voto contrario del consigliere Rita Borioni e l’astensione del consigliere Riccardo Laganà. Foa ha lasciato la sala del consiglio al momento della votazione. La nomina per divenire efficace – ricorda in conclusione il comunicato – dovrà essere confermata con il voto a maggioranza qualificata dei due terzi da parte della commissione parlamentare di Vigilanza.

Poi ci sarà di nuovo il voto in commissione. L’opposizione di fronte a questa forzatura promette battaglia e ricorsi, ma il voto è ormai scontato. È vero che la capogruppo azzurra in Senato Anna Maria Bernini continua a fingere che nulla sia cambiato e annuncia che Forza Italia vuole un’audizione di Foa in commissione  prima di dare il proprio parere. Ma come si spiega un’apertura di questo tipo dopo la prima, netta chiusura in Parlamento?

L’unica risposta è la nuova maggioranza a tre Salvini-Berlusconi-Di Maio. Di fronte a questa nuova situazione i Cinque Stelle tacciono, ma è chiaro che qualche mal di pancia tra i grillini inizia ad esserci. Ma come può il ministro del Lavoro giustificare questa ennesima inversione a U – forse la più imbarazzante per il M5S – dopo che lui stesso, nei giorni della formazione del nuovo governo, chiedeva un passo indietro al Cavaliere per permettere la nascita del governo del “cambiamento”?

Fonte: Democratica – di Silvia Gernini

del 21 Settembre 2018

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