L’attacco della Lega ai diritti civili non deve farci paura

Non solo Attilio Fontana, che seguendo l’esempio di Roberto Maroni, quest’anno non ha patrocinato il Pride di Milano perchè “divisivo”, a differenza, a suo dire, dei Family Day. La Lega continua la sua operazione capillare di omofobia istituzionale con atti concreti e formali nelle giunte che presiede nel Nord-Est italiano.

Il Friuli Venezia Giulia post Serracchiani, ad esempio, è iniziato a maggio con la decisione del Presidente Massimiliano Fedriga di uscire dalla rete Re.a.Dy, la rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, spalleggiato dall’assessora regionale alla famiglia  Alessia Rosolen.

Il motivo è stato tutto politico-ideologico, ossia il voler mettere al centro la  “famiglia naturale uomo-donna” contro le formazioni “altre” che, a loro dire, famiglia non sono, anzi, il solo pensarlo viene considerato dalla Lega friulana un “indebito indottrinamento”.

In un Veneto a guida Zaia, invece, pochi giorni fa, è stata approvata in consiglio regionale la mozione 340 a firma Giovanna Negro (Lista Flavio Tosi) che, nero su bianco, urla alla quotidiana messa in discussione della famiglia naturale per il tramite di una “azione distruttoria” dell’articolo 29 della costituzione portata avanti da “certi ambienti politici e sociali”. Azione, si legge, accelerata dalla approvazione della Legge Cirinnà.

Il dibattito sulla mozione è stata, in sostanza, una fiera di accuse alle persone omosessuali, il cui orientamento quando non viene considerato direttamente “contronatura” viene relegato alla sfera privatissima delle persone in una sorta di “don’t Ask don’t tell” all’italiana.

Come il consigliere della Liga Veneta, Nicola Ignazio Finco, che in consiglio ha dichiarato che il Padova Pride “faccia schifo”, mentre il collega della lista Zaia Presidente, Nazzareno Gerolimetto, ha paventato il timore che si possano legittimare unioni tra uomini e animali: “Così la pensione di reversibilità andrà anche al gatto”.

Insomma, nell’avanzatissimo Nord-Est a trazione leghista sono anni profondamente bui sul fronte dei diritti civili e del riconoscimento delle famiglie arcobaleno, nonostante il loro pieno riconoscimento avuto dalle numerose sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, del Parlamento Europeo e delle altre istituzioni; e nonostante quanto indicato dalla roadmap dell’Ue contro l’omofobia e dalla legge Cirinnà, sempre più sotto attacco dei “governanti del cambiamento” a tutti i livelli, statale e regionale.

Fonte: Democratica – di

del – 19 luglio 2018

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