Tito Boeri in tre mosse stende Di Maio sulle polemiche per i numeri Inps finiti nel Decreto Dignità

Che Tito Boeri non avesse varcato la soglia della Camera dei deputati per limitarsi a leggere una difesa tecnica dell’operato dell’Inps lo si è capito subito. Non sono nemmeno un paio di minuti che ha preso la parola, ed ecco che arriva la staffilata: “I numeri erano contenuti tutti nella relazione che abbiamo inviato al ministero il 6 luglio. Sei pagine, ma per capirle bisognava almeno sfogliarle”. Una botta fortissima. Perché è dalla cronistoria del documento che contiene la stima di 8mila disoccupati in più all’anno derivanti dal decreto Dignità che Boeri lancia quella che è suonata a tutti gli effetti una controffensiva alle accuse di “manine”, “complotti” e “confusione” arrivate da Luigi Di Maio, come anche da Matteo Salvini. Ai quali ha risposto sfoderando un sorriso sornione e una durissima verve lessicale. “Non accetto minacce da chi dovrebbe tutelare la mia sicurezza personale”, dice al ministro dell’Interno. “Perde sempre più contatto con la crosta terrestre”, rilancia rivolgendosi al capo politico del Movimento, “si mette in orbite lontane dal nostro pianeta”.

Poi ha snocciolato la ricostruzione di una timeline volta a decostruire la tesi del leader 5 stelle, secondo la quale sarebbero state fornite due diverse relazioni al pro Così l’ex professore ha spiegato davanti ai commissari che il 2 luglio è arrivata la richiesta del ministero del Lavoro di stimare ai fini del decreto la platea dei lavoratori coinvolti, per stimare il minor gettito eventuale dei lavoratori a tempo determinato e del maggiore derivante da quelli a tempo indeterminato. A quel punto dall’Inps parte una richiesta di dati, che sono arrivati il 6 luglio. Il tempo di elaborarli, ed ecco che il 6 è stata spedita la prima relazione tecnica al via Veneto. Prima e unica, dato che la versione spedita l’11 sera conteneva semplicemente chiarimenti richiesti dalla Ragioneria generale dello stato. Nessuna doppia versione dunque. E, soprattutto, il numerino magico ben presente sin dall’inizio di una vicenda probabilmente meno intricata di quel che è sembrata all’inizio.

Ma è anche dal punto di vista del merito che Boeri ha rincarato la dose: “Il ministero – ha spiegato – aveva già messo in conto una riduzione dell’occupazione a tempo determinato per effetto del decreto”. Le stime poi elaborate dall’istituto, ha aggiunto, “potrebbero essere ottimistiche, se si tiene conto che ai lavori in somministrazione vengono estese tutte le restrizioni stabilite dal decreto per i contratti a tempo determinato”.

Palla ributtata con decisione nel campo opposto, che ha scatenato l’immediata reazione del Movimento 5 stelle. “Mi limiterò a domande tecniche, non voglio entrare nel dibattito politico come ha fatto lei”, lo ha interpellato Davide Tripiedi, relatore del provvedimento. “Evidentemente ha doti da aruspice”, ha ironizzato Tiziana Ciprini. “Faremo tesoro delle grandissime indicazioni che ci ha dato l’Inps”, ha rincarato la dosa Laura Castelli, sottosegretario al ministero dell’Economia. In un battibaleno, ecco arrivare la bordata di Salvini: “Minacce a Boeri? Ma quando mai. Il presidente super-attaccato alla poltrona dimostra ancora una volta grande fantasia, come quando chiede più immigrati per pagare le pensioni, o quando difende la legge Fornero. Se vuole fare politica con la sinistra che l’ha nominato si candidi, altrimenti lavori per migliorare la qualità dei servizi offerti dall’Inps ai cittadini”.

In serata arriva anche la reazione di Conte. “Fortemente irritato” per le parole “inaccettabili e fuoriluogo” del presidente Inps, filtra da Palazzo Chigi.

Nessuno si aspettava che l’audizione di Boeri rasserenasse il clima e conducesse a un punto di caduta condiviso. Ma forse nemmeno che provocasse una simile escalation di toni. E il decreto Dignità è solo all’inizio del suo iter, bollente non solo per l’arsura dell’estate romana.

Fonte: HuffPost – del 19 Luglio 2018

di – Pietro Salvatori

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