Renzi: “Al governo la peggior destra d’Europa, ora battaglia culturale senza divisioni interne” (video integrale)

L’ex segretario del Partito Democratico Matteo Renzi è intervenuto in apertura dell’Assemblea del Partito Democratico, parlando della situazione politica, della sconfitta elettorale e del futuro del Pd.

“I Cinque Stelle sono la vecchia destra, altro che nuova sinistra”

“Prima di tutto vorrei pronunciare la parola ‘Grazie’ rivolta a tutti i militanti del Partito Democratico. Non c’è dubbio che abbiamo perso, ma se voi guardate a questi ultimi quattro anni trovate un partito che ha avuto il maggior impatto politico della storia d’Italia. Se non avessimo fatto quello che abbiamo fatto nel 2014, l’ondata populista ci avrebbe sommerso nel 2018. E chi ha bombardato il partito da dentro in questi quattro anni, non ha distrutto il Pd ma l’alternativa al populismo in questo Paese. L’alternativa al Pd non era la sinistra, ma la destra, la destra più pericolosa che c’è in Europa. Non penso, per questo, che la soluzione per il Pd sia rifare il Pds, non penso che la nostalgia sia la risposta. C’è una destra che guida il Paese con i tweet ma con un messaggio culturale, la sfida è culturale, è l’egemonia l’obiettivo di questa destra. Noi abbiamo perso l’egemonia tra maggio e giugno del 2017, facendoci imporre l’agenda da altri: dalla legge elettorale alle coalizioni fino allo ius soli. Avevamo alternative? Sì, l’alleanza con i Cinque Stelle, che io ho combattuto per due ragioni. La prima: chi vince le elezioni deve governare. La seconda: il M5s non è la nuova sinistra, ma la vecchia destra, che ha trasformato la dialettica politica in un zuffa personale che si alimenta solo di odio. C’è una differenza fondamentale tra noi e loro sulla gestione del tema immigrazione, sui cui in questi anni abbiamo fatto un lavoro straordinario, lavoro che è stato messo in discussione prima di tutto da sinistra. L’epigono di tutto questo è stato Macerata, dove invece che difendere il Pd che fu uno degli obiettivi della sparatoria, gli intellettuali radical chic si chiedevano dove fosse la sinistra a Macerata. Tutti questi oggi si trovano la peggior destra al governo, un governo che va da Casapound a Casaleggio, che sta trasformando l’Italia in una provincia dell’Impero austro-ungarico”.

“Dieci ragioni che stanno alla base della sconfitta elettorale”

“Dieci ragioni per cui abbiamo perso. Uno: sembravamo establishment, anzi lo eravamo. Due: c’è un’ondata internazionale, la vogliamo vedere o facciamo finta di nulla? Tre: le divisioni interne, un partito che fino a una settimana prima del voto litiga su tutto, non può vincere le elezioni. Quattro: io non ho rinnovato abbastanza, soprattutto al Sud. Cinque: mancanza di leadership, ci siamo abituati a giocare con falso nueve. Sei: non abbiamo più dettato l’agenda, vedi ius soli, dove o si metteva la fiducia a giugno oppure si smetteva di parlarne; o vedi vitalizi, che si fanno o non si fanno; i voucher, se facciamo passare il jobs act come il padre di tutti i mali, poi non lamentiamoci se vince Di Maio. Sette: i tempi e i toni della campagna elettorale, non è l’algida sobrietà che fa sognare un popolo. Otto: ci siamo autoimposti il tema della coalizione, che non interessava a nessuno e che ha avvantaggiato solo il centrodestra. Nove: non abbiamo spiegato abbastanza bene quello che abbiamo fatto, dal sociale ai diritti, siamo stati poco sui social dove si è sviluppata una campagna devastante. Dieci: si dice abbiamo rappresentato il futuro in modo semplicistico, invece io credo che non l’abbiamo fatto. Il futuro per noi non può essere una minaccia, non può essere un futuro cupo e grigio, siamo una forza progressista che deve raccontare il futuro come un luogo bello dove andare”.

“Basta divisioni, pensiamo alla battaglia culturale che abbiamo davanti”

“Abbiamo di fronte a noi un tempo fantastico, è molto facile conquistare il potere, è molto più difficile mantenerlo. Io mi sono dimesso e mi sono dimesso sul serio ma ho da chiedervi solo una cosa: se fai le primarie e chiami due milioni di persone a votare, poi non è pensabile che duecento appartenenti a una corrente mettano in discussione il risultato. Sono molto ottimista sul fatto che nei prossimi mesi le cose cambieranno, a partire da Roma. Questa città merita di più dell’indecente balletto di questi due anni, penso che la riscossa partirà da qui. Fuori da qui c’è una battaglia culturale da fare: la mia sintesi è un euro in cultura, un euro in sicurezza. L’Italia deve essere nota per la bellezza, non per la paura. Questa Italia ha bisogno di un Pd che faccia la propria parte, rispettando l’idea che quando si decide insieme bisogna procedere insieme. Basta divisioni, basta risse da cortile. Io, nel mio piccolo, farò la mia parte”.

Fonte: Democratica

 

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