La singolare giurisprudenza a cinque stelle

Luigi Di Maio (foto LaPresse)

La singolare giurisprudenza a cinque stelle passa ormai inosservata e lascia cadere come incidentale l’affermazione di Luigi Di Maio – “Nel Movimento, per reati così gravi non esiste la presunzione d’innocenza” – riguardo al ruolo di Paolo Ferrara nell’affaire stadio. Più del diritto m’interessa la logica; la frase di Di Maio meritava dunque più del risicato spazio che ha trovato nei notiziari poiché cambia il senso di ogni indagine nonché di ogni mestiere. Dato un possibile reato, ci sono infatti due opzioni: o l’ho commesso o non l’ho commesso. Far dipendere la presunzione d’innocenza da una proporzione inversa alla gravità del reato significa che più è pesante l’accusa più è probabile che io sia colpevole. Ne deriva che, se pure è inverosimile che io abbia percosso o derubato un passante, è più verosimile che io l’abbia ucciso, mi sia giaciuto col suo cadavere e poi me lo sia mangiato in un’automobile parcheggiata sulle strisce pedonali. Non solo. L’affermazione di Di Maio schiude nuove frontiere all’esercizio delle professioni varie; se infatti più è grave il reato meno vale la presunzione d’innocenza, allora da bravo insegnante potrò dire ai miei alunni che Kant è una parte troppo importante del programma per presumere che l’abbiano studiato davvero. E spero di non incontrare mai non dico un giudice ma un medico grillino che (corna facendo) mi dica: “La sua malattia è troppo grave perché possa valere il giuramento d’Ippocrate, pertanto condoglianze”.
Fonte: Il Foglio – di Antonio Gurrado
del 15 Giugno 2018
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