Il sottogoverno parla russo

L’infido vento nel Cremlino soffia nei corridoi nella Farnesina. E non solo. La chiave, per comprendere l’ispirazione di fondo, sulla nomina dei sottosegretari, è questa. Non le chiacchiere su Cencelli, ripartizioni, equilibrio di correnti. Quel senso di pudore istituzionale che aveva portato alla nomina di Enzo Moavero agli Esteri, figura rassicurante per l’Europa e il Quirinale, è stato travolto, nella nomina di sottosegretari e viceministri, dalle pulsioni anti-europeiste e filo-russe. Alla Farnesina, come sottosegretario è approdato Manlio Di Stefano, protagonista, in questi anni di più incontri col uno dei collaboratori più fidati di Putin come Sergeij Zhelenznyak, numero due del partito e vicepresidente della Duma, autore di numerose interviste a Russia Today, il network in lingua inglese finanziato dal governo russo. E protagonista nel 2016 di un intervento al congresso di Russia unita, il partito di Putin, dove il parlamentare pentastellato difese, senza critica alcuna, tutte le scelte del presidente russo, compresa l’invasione della Crimea.

L’altra sottosegretaria, sempre in quota Cinque Stelle, è Emanuela Del Re, docente alla Link Campus University, l’ateneo che l’ex ministro Enzo Scotti ha trasformato in un centro di specializzato nell’intelligence e nella sicurezza, diventato la fucina della classe dirigente di governo del Movimento. Emanuela Del Re, che ora è alla Farnesina come sottosegretario, era già nella lista dei ministri presentata da Luigi Di Maio alla vigilia del voto. L’altra è Elisabetta Trenta, che invece è riuscita ad arrivare alla casella designata, il ministero della Difesa. Tra le tante relazioni dell’ateneo italiano di Vincenzo Scotti spicca l’accordo con l’università statale Lomosov di Mosca, dove operano i teorici del Russiagate. È l’università dove, come ha riscostruito Fabrizio Di Feo su Repubblica, ha una docenza “imbarazzante” l’attuale ministro della Difesa perché “al suo fianco erano schierati alcuni degli ideologi del potere putiniano”. Tra gli insegnanti c’è anche Ivan Timofeef, figura di snodo del Russiagate, “che l’Fbi ritiene essere stato il primo a proporre agli uomini di Trump le mail trafugate a Hillary Clinton”.

Mettendo in fila gli elementi, il quadro è piuttosto evidente: Interno, Difesa ed Esteri, ovvero i ministeri chiave per la sicurezza nazionale e la collocazione internazionale del paese, sono nelle mani di esponenti della Lega dichiaratamente pro-Russia e di parlamentari dei Cinque Stelle legati alla Link Campus University. Mentre all’Economia è stata preservata l’impostazione del ministro Giovanni Tria, che non avrà tra viceministri e sottosegretari gli alfieri dello “sforamento” del tre per cento, tipo Borghi, Siri o Bagnai. Tornando al quadro d’assieme, all’Interno Matteo Salvini, firmatario di un patto di “cooperazione e collaborazione” col partito di Putin sarà affiancato Stefano Candiani e Nicola Molteni, due “duri” che puntelleranno il suo ruolo di dominus indiscusso del Viminale. Alla Difesa, come sottosegretario, la Trenta potrà avvalersi invece della collaborazione di Angelo Tofalo, che alla Link Campus è stato allievo sia suo sia della Del Re. Tofalo nella scorsa legislatura, è stato un parlamentare molto attivo nella Commissione Difesa e al Copasir. In quel ruolo delicato si distinse per i contatti che instaurò con una cittadina italiana, Annamaria Fontana, arrestata per traffico d’armi internazionale in Libia e in Iran con il governo provvisorio libico. Il suo attivismo ha consentito un’intervista della donna a Khalifa Gwell, un uomo che il governo di Tripoli di Fayez al Sarraj, appoggiato da Italia e Nazioni Unite, reputava vicino alle fazioni islamiche estremiste nonché autore di un tentato colpo di Stato e di manovre per far scoppiare uno scontro armato. Fu un caso, con mezzo parlamento che chiese le sue dimissioni dal Copasir, sede dove si ha accesso a informazioni riservate e coperte dal segreto.

Del quadro, diciamo così, di destabilizzazione dell’attuale assetto europeo, fa parte la nomina di Luciano Barra Caracciolo, come sottosegretario del ministro per gli Affari europei Paolo Savona, il teorico del “piano B”. Un anno fa, sul suo blog, pubblicava un post “fondamentale” dal titolo: “Ordoliberismo ed euro: la lunga marcia della restaurazione”. Per capire al volo basta scorrere il post e arrivare fino all’immagine raffigurante una bandiera dell’Ue che nasconde una bandiera del Terzo Reich. Il blog è da Scenarieconomici.it, il sito del professor Antonio Rinaldi, docente alla Link Campus e principale collaboratore di Paolo Savona. È lo stesso sito che pubblicò il famoso documento presentato alla stessa università, scritto anche dall’attuale ministro degli Affari Esteri, dal titolo “Guida pratica per uscire dall’euro”, la bibbia della nuova economia sovranista.

Interni, Difesa, Affari Esteri ed Esteri. C’è un impianto, profondo, strutturato anche “teoricamente” che, di fatto, già isola la posizione del ministro Moavero Milanesi, figura “tecnica” e garante dell’attuale posizionamento dell’Italia in Europa e nella Nato. Non è Cencelli. È un disegno che si incarna. E che pone la domanda di questa legislatura appena avviata: è solo un governo dopo il quale i due soggetti torneranno a competere o è l’embrione di una nuova Cosa comune, cementata da un comune sistema di relazioni internazionali?

Fonte: HuffPost – del 13/06/2018

di  Alessandro De Angelis

 

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