A rischio il potere M5s a Roma

Lo spettro di una corruzione sistemica e trasversale, che coinvolge anche il Movimento 5 Stelle, si manifesta proprio a Roma che doveva essere riscattata dopo le macerie di Mafia Capitale. Come se nulla fosse cambiato, rimanendo eternamente uguale a se stessa. È quanto emerge quando all’alba sono scattati gli arresti per una vicenda di presunta corruzione che ruota attorno alla costruzione dello stadio della Roma. Unica grande opera che Virginia Raggi – non coinvolta nei fatti, come precisato dalla procura – intende realizzare e che ora è stata quantomeno macchiata.

L’uomo chiave, finito agli arresti domiciliari, è Luca Lanzalone, presidente di Acea nominato dall’amministrazione Raggi e consulente legale del Campidoglio, uomo di fiducia non solo del sindaco ma anche dei vertici M5s. Scelto per sbrogliare l’ingarbugliata vicenda dello stadio della Roma e trattare per la diminuzione delle cubature con il costruttore Luca Parnasi, agli arresti anche lui. Tra gli indagati c’è anche il capogruppo 5Stelle in Campidoglio Paolo Ferrara che nel 2017 aveva seguito con Lanzalone la trattativa che portò alla modifica del primo progetto.

Il vento del cambiamento si infrange così sul Campidoglio e rende ancora più problematico un momento delicato per il Movimento 5 Stelle tra elezioni amministrative senza successo e protagonismo esondante di Matteo Salvini. Lo strumento delle intercettazioni, che nel programma grillino ha assunto un valore particolare e di rivendicata diversità rispetto agli altri partiti, è proprio quello su cui si fonda buona parte dell’impianto accusatorio dell’inchiesta dei giudici romani sulla costruzione del nuovo stadio della Roma. Così la giustizia, che è sempre stato il cavallo di battaglia dei pentastellati, e anche nel contratto di governo è il capitolo qualificante del grillismo (basti pensare all’agente provocatore o al lapsus del premier sulla presunzione di colpevolezza), produce una nemesi presso di loro.

L’impatto della notizia è forte e nessuno se l’aspettava. Si parla di soldi in contanti, fatture per operazioni inesistenti, assunzioni e consulenze. In questo modo il gruppo Parnasi, secondo l’accusa, foraggiava i politici e i pubblici ufficiali con un metodo corruttivo che gli inquirenti definiscono come “asset di impresa”.

Dunque dopo il no alle Olimpiadi, sotto inchiesta ora vi è l’unica grande opera su cui, tra divisioni e contrasti interni, la Giunta Raggi ha voluto metterci la faccia. Le accuse sono ancora tutte da dimostrare, intanto però l’inchiesta potrebbe sporcare la costruzione dello Stadio, che come ipotesi estrema potrebbe saltare. E anche l’amministrazione capitolina e il Movimento 5 Stelle, appena divenuto forza di governo, ne escono ammaccati.

La preoccupazione è tanta. La si legge nelle facce scure, nelle parole di Luigi Di Maio e dei due neoministri Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, che fino a qualche mese fa lavoravano al fianco della Raggi dopo che il Campidoglio era stato travolto dall’arresto di Raffaele Marra, braccio destro del primo cittadino. Ora, che a palazzo Senatorio piomba un’altra indagine, la questione diventa più che mai politica e potrebbe riguardare il sistema di gestione e di controllo dell’intera macchina capitolina.

La reazione non è stata immediata. Ci sono volute un po’ di ore prima di riprendersi dalla choc. In mattinata Raggi, che aveva un incontro con i giornalisti fissato alla stampa estera, resta vaga: “Per ora nessun giudizio, aspettiamo le carte”. Di Maio non va a Confesercenti e nel primo pomeriggio affida una dichiarazione all’agenzia Ansa in cui annuncia di aver contattato subito i probiviri per accertare i fatti e “chi sbaglia paga”. Fraccaro usa lo stesso tono, mentre lascia Montecitorio. Pochissime parole e un volto che tradisce nervosismo: “Da noi chi sbaglia paga”. E infatti poco dopo il capogruppo Paolo Ferrara, pur sostenendo la sua totale estraneità ai fatti, si autosospende.

La vicenda però è molto più ampia. Dentro M5s covano parecchi malumori. C’è chi, a taccuini chiusi, ricorda come Lanzalone fosse un uomo fiducia anche dei vertici M5s, “colpevoli di aver fatto scelte sbagliate”. Divenuto uno dei consiglieri più influenti nel circolo della sindaca, Lanzalone ha anche accompagnato Di Maio davanti agli imprenditori del Forum Ambrosetti di Cernobbio. Prima ancora il super consulente aveva lavorato a Livorno, assieme all’attuale assessore al Bilancio del team Raggi, Gianni Lemmetti, occupandosi della municipalizzata dei rifiuti per conto del primo cittadino grillino Filippo Nogarin. Negli ultimi giorni il suo nome era circolato anche come candidato M5s, nel giro delle nuove nomine, in particolare per la Cassa depositi e prestiti. A dimostrazione della stretta connessione tra lui e M5s. Connessione che ora mette a rischio il potere grillino nella Capitale.

Fonte: HuffPost – di Gabriella Cerami

del 13 Giugno 2018

Annunci

About ConfrontoDemocratico

View all posts by ConfrontoDemocratico →

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.