Sportellate di Renzi ai giallo-verdi: “Voi non siete lo stato, adesso siete il potere”

Roma. Alle 14.30 è ripreso al Senato il dibattito sulla fiducia al governo Conte e ora tocca all’ex premier Matteo Renzi, che inizia con un augurio al nuovo presidente Conte, che “non avrà la nostra fiducia ma avrà sempre il nostro rispetto”. L’ex segretario del Pd conferma però subito la contrarietà del suo partito al governo. Pur assicurando “rispetto dentro e fuori dall’Aula” si toglie diversi sassolini, aiutato dai numerosi assist che Lega e M5s gli hanno fornito in questi mesi di polemiche prima di arrivare alla costituzione dell’esecutivo. A partire dalle staffilate sul “premier non eletto” – “Lei è un mio collega…”, scherza Renzi – e sul contratto “scritto con l’inchiostro simpatico, garantito da un assegno a vuoto”.

“Noi le garantiamo che la nostra opposizione non occuperà mai i banchi del governo non insulterà mai i ministri della Repubblica, non attaccherà mai le istituzioni del nostro paese al grido ‘mafia, mafia, mafia'”, ha incalzato l’ex premier. “Terza Repubblica? Gli 89 giorni di teatrino a cui abbiamo assistito ci fanno pensare che continui la prima repubblica. Pensiamo che in quei banchi ci sia la coalizione di domani, noi siamo un’altra cosa. Siete diversi, ma avete lo stesso metodo di violenza verbale. Anche noi potremmo farvi lo screening, ma non lo facciamo perché noi siamo un’altra cosa”, attacca Renzi. “Avete detto che è iniziata la Terza Repubblica. Gli 89 giorni di teatrino cui abbiamo assistito ci fanno pensare che continui la Prima Repubblica. Lo dico solo per l’armamentario verbale che avete utilizzato. I “due forni” è un’espressione che non sentivamo dagli anni ’90. E, lasciatemelo dire, il continuo riferimento culturale a alcune espressioni che, non so se potranno finalmente portare al “governo del cambiamento”, intanto è cambiato il vocabolario e lo considero un passo in avanti”.

“Me le sono segnate. Quello che nella XVII legislatura era il ‘governo dei non eletti’ oggi si deve dire ‘governo dei cittadini’. Quello che nella XVII legislatura era ‘inciucio’, da oggi si deve chiamare ‘contratto’. Quello che nella XVII legislatura si chiamava ‘trionfo della partitocrazia’, si deve chiamare ‘democrazia parlamentare’. Quello che nella XVII legislatura si chiamava ‘condono’, si deve chiamare ‘pace fiscale’. Quello nella XVII legislatura si chiamava – vicepresidente del Consiglio con delega importante al Viminale, buon lavoro ministro Salvini – ‘uomo che tradiva l’alleanza che lo aveva eletto’, nella XVIII legislatura si deve chiamare ‘cittadino che aiuta il governo a superare la frasi di crisi’. Non so se cambierete il paese intanto avete rasserenato il clima politico, lo considero un passo positivo”.

Fonte: Il Foglio – del 05 Giugno 2018

 

 

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