LUNEDÌ MATTINA TORNA LA LIRA

Svegliarsi un lunedì mattina e scoprire che i soldi in portafoglio non valgono più nulla. Un incubo da paese sudamericano? Niente affatto. Fa parte del piano B per l’uscita dell’Italia dell’euro, un piano dettagliato e ragionato (?!?) pubblicato nel 2015 sul sito di Scenari Economici di cui è direttore Antonio Maria Rinaldi che di quel piano è anche il primo firmatario insieme a Paolo Savona (nella foto), di cui, guarda caso, Rinaldi è stato allievo.

Il piano prevede che il lunedì prescelto come D-Day avvenga l’introduzione della lira. In quel giorno memorabile, salari e prezzi verranno convertiti 1:1 con l’euro. La nuova valuta non avrà però nulla a che fare con le vecchie lire. Viene denominata così solo per comodità. Qualche giorno dopo il D-Day verranno riaperte banche e mercati finanziari e verranno rimossi i controlli sul capitale e nel giro al massimo 6 mesi la conversione in lire sarà ultimata. Facile, vero?

L’importante per la riuscita del piano è che il D-Day della lira colga tutti di sopresa. Un mese prima funzionari incaricati avranno pianificato nei minimi dettagli e in gran segreto l’uscita dell’Italia dall’euro. E la segretezza è parte fondamentale del piano. Solo il venerdì antecedente il D-Day, la decisione verrà infatti notificata ai partner della zona euro e alle altre organizzazioni e per precauzione verranno chiuse le banche nazionali e i mercati finanziari. Nel fine settimana le autorità italiane annunceranno finalmente il piano chiarendo aspetti legali e regolatori e verranno presentate le nuove monete.

Seguiranno la nazionalizzazione della Banca d’Italia, che da quel momento potrà espletare la sua funzione di prestatrice di ultima istanza a supporto del fabbisogno finanziario dello Stato. Insomma, niente più vincoli europei, massima libertà di stampare denaro. Anzi, il piano precisa che sarebbe opportuno che il capitale della Banca d’Italia fosse addirittura detenuto direttamente dai cittadini italiani maggiorenni con vincolo dell’inalienabilità delle quote (se non in caso di morte o di decadenza della cittadinanza).

A quel punto il governo potrà fare ciò che vuole, incluso partecipare al capitale delle banche e delle assicurazioni con quote variabili dal 10 al 20 per cento al fine di rafforzarne i livelli di patrimonializzazione. Via libera dunque alla nazionalizzazione con la reintroduzione dell’Iri, l’Istituto di Ricostruzione Italiano, al fine di fornire supporto allo Stato e garantire occupazione. Ma anche eventualmente nazionalizzare le società erogatrici di servizi essenziali per il benessere e la sicurezza inglobando la Cassa Depositi e Prestiti nella nuova IRI.

Il piano prevede anche la modifica immediata dell’art. 81 della Costituzione stralciando il diritto del pareggio di bilancio rafforzando il principio del perseguimento della piena occupazione. Insomma, totale autonomia e ritorno alla totale sovranità monetaria.

Tutto da soli? Non è detto. Nella mente dei sui ideatori, il piano B rappresenta un «efficace strumento di potere contrattuale anche appoggiandosi a poteri esterni al paese nei confronti delle istituzioni europee e degli altri paesi membri». In pratica il piano B potrebbe essere usato come «deterrente nei confronti delle controparti europee» ma anche, viene precisato, essere «usato realmente in caso di effettivo bisogno».

La cosiddetta Guida Pratica all’uscita dall’euro, datata 3 ottobre 2015, si compone di 80 tavole e si basa, come viene precisato nell’introduzione, su un ‘paper’ di Nomura e dell’economista britannico Roger Bootle (autore di Leaving the euro; a pratical guide), con modifiche e integrazioni della staff di Scenari Economici per adattare un piano B al nostro paese.

Niente referendum abrogativo dunque come fatto dalla democratica Gran Bretagna, ma un blitz da D-Day. Ma c’è una spiegazione anche per questo: «l’introduzione della moneta unica è prevista da un Trattato (Maastricht), quindi chi sostiene che l’uscita dall’euro possa avvenire attraverso un referndum abrogativo (art. 75 co. II Cost.) commette un errore».

Ma alla fine, chi dovrebbe realizzare questo blitz? La regia, precisa il piano, spetterebbe a un Comitato formato ad hoc che dovrebbe essere partecipato da tutte le istituzioni pubbliche e private, presieduto dal presidente del consiglio con la partecipazione di membri designati della Banca d’Italia, ministero dell’Economia, dell’Industria, del Lavoro, degli Esteri, oltre a Consob, Cnel, Copasir (ed eventualmemte, in seconda battuta da Confindustria, Coonfartigisnato, Inps, sindacati).

Fonte: Uomini&Business

del 29 Maggio 2018

 

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