I legami segreti tra Di Maio e la macchina dell’odio su Facebook

Roma. I voti non puzzano. Ma nemmeno certi gruppi Facebook da decine di migliaia di iscritti. Anche quando postano contenuti violenti, razzisti, antisemiti. Anche se inneggiano a Mussolini e utilizzano foto di Hitler per insultare e minacciare gli avversari politici.

Questa è la storia di uno dei più noti gruppi Facebook di appoggio al Movimento cinque stelle, anzi del suo capo politico: il “Club Luigi Di Maio”.

Pochi mesi fa la pagina Fb dedicata al politico campano scatenò un tale vespaio per i suoi contenuti che, su denuncia di Enrico Mentana, bersagliato con livore dal club, l’aspirante inquilino di Palazzo Chigi prese le distanze: “Non c’è alcun legame né con me né con il Movimento, chiederemo che cambino nome”.

Ma le vie del web, e soprattutto della propaganda web, sono infinite. E così oggi possiamo raccontare un’altra storia, quella vera, del “Club Luigi Di Maio”.

L’immersione

 

Se fino all’estate scorsa il club era semplice propaganda (violenta) in appoggio al M5s, dopo la presa di posizione di Di Maio nel board degli amministratori entrano personaggi interni al movimento.

A farne parte ci sono attivisti di peso e candidati, a loro volta legati a due pezzi da novanta del firmamento a cinque stelle, Pietro Dettori e Dario De Falco, entrambi nel comitato elettorale di Luigi Di Maio.

“Abbiamo chiesto a Facebook di cambiarne il nome” diceva Di Maio nel pieno delle polemiche ma nulla di questo è avvenuto. Il club ha operato un cambio di policy, da pubblico è diventato chiuso, bisogna iscriversi per leggere i post e condividerli. La scelta quindi non è stata lo sganciamento ma l’immersione: un’operazione per il timore di far vedere al mondo come la pensano gli oltre 70 mila fan del vicepresidente della Camera?

 

Razzismo, minacce, antisemitismo

Tra il giugno e il luglio scorso 2017 il crucifige pubblico del “Club Luigi Di Maio” toccò a Enrico Mentana – reo di aver appoggiato la marcia di Milano a favore dei migranti e contro il razzismo e poi al deputato di origini ebraiche Emanuele Fiano: un meme lo paragonava a un maiale – animale considerato impuro dalla sua religione. La bolla era scoppiata, il club finiva sotto la lente dei media. Eppure da tempo i contenuti pubblicati andavano ben oltre lo scontro politico e la propaganda. Il 22 agosto 2016 veniva postato un video di un pestaggio a danno di tre immigrati. I commenti erano questi:

 

Andrea: “Così gli ha insegnato a quei negri ad essere negri”.

Salvatore: “Grandi la prossima volta chiamatemi”.

Marco: “Cavolo, povere mazze da basaballe (sic)….ma non erano meglio dei tubi di ferro da 1/2″ ???”.

Fabio: “Hanno fatto bene anzi che li hanno lasciati vivi sono fortunati immigrati merda!!!”.

Marco: “Evviva le squadracce… se ne sentiva la mancanza”.

Contro il direttore del Tg La7 i commenti virarono sull’elogio di Mussolini e delle sue leggi razziali.

Giulio G.: “Non nominare il Duce invano”.

Roberto D.: “Mentana attento all’olio di ricino”.

Massimo G.: “Onorato di essere fedele a Mussolini”.

Alessandro C.: “E viva il Duce grazie a lui l Italia e cresciuta non di certo per gli aristocratici che lo hanno preceduto”.

Antonio V.: “Se ci stava lui tutte ste merde tra cui te non c’erano”.

Marcello C.: “Si, ci vorrebbe un altro Mussolini, manderebbe te e tutto sto Governo del c…o a casa”.

Vincenzo P.: “Li metterebbe faccia al muro e li fucilerebbe per alto tradimento…”.

Biagio G.: “Prima di parlare di mussolini sciaquati (sic) la bocca servo del pd”.

Maurizio P.: “Fieri di essere eredi di Mussolini”.

Marco C.: “Meglio eredi di Mussolini che di Usrael Massoneria Satanista Sionista”.

Il 10 Luglio 2017 nel gruppo compare un cartello con le foto di alcuni politici del Pd. “Guardateli bene perché quando governerà il Movimento 5 Stelle saranno tutti ospiti nelle Patrie Galere”. Sotto il post ci sono 329 commenti, tra i quali:

“Ma in galera..ci sono i forni!!???” scrive Pippo, altrettanto Paolo che suggerisce l’inceneritore, mentre Gianna ai forni preferisce il gas (“fate prima e si risparmia vitto e alloggio”) e Tonino le fosse comuni. Federico invece propone di esporli in pubblica piazza come animali. Luciano si limita al veleno e a definire “zoccole” le donne nella foto, mentre Antonio va dritto al punto: “UCCIDETELI”.

“PARASSITI BASTARDI COMUNISTI DI MERDA!!!!!” scrive Giuseppe, mentre Filippo vorrebbe prima dare un pizzicotto nella “zona B” alla Boschi. Daniele se li trovasse farebbe una strage, mentre Mario vuole assistere alla strage in diretta televisiva e Claudio vorrebbe cercarli “come gli ebrei hanno cercato i nazzisti (sic) tedeschi in tutto il mondo”, infine Vincenzo pubblica una foto di Hitler sorridente con la scritta “non siete altro che pellets”.

Va detto che qualche utente ha riportato nei commenti la propria preoccupazione in merito a questi interventi e qualcuno ha anche affermato di voler contattare Di Maio per avvisarlo di ciò che accade all’interno di quel gruppo e porre fine alla deriva. Dopo lo scandalo dei commenti antisemiti contro Fiano, Di Maio aveva preso le distanze. “Mi si fa passare per antisemita e fascista perché in un gruppo che si chiama ‘Club Luigi Di Maio’, di cui abbiamo già chiesto a Facebook che venga cambiato il nome e che non ha alcun legame con me né con il movimento 5 stelle, qualcuno a me estraneo ha pubblicato delle foto insultando il deputato Pd Fiano”.

 

I numeri dell’odio

La produzione di simili contenuti – in violazione della policy di Facebook – era disponibile a tutti, ma dopo la presa di posizione di Di Maio solo gli iscritti verificati dagli amministratori possono accedervi e condividerli. Il club è un hub che ha oltre 70mila iscritti, produce – dati rilevati il 28 gennaio 2018 – 1.531 post al giorno e mette a disposizione un macchina ben oliata di black propaganda a un bacino di utenza di oltre un milione di persone al giorno. Nonostante sia un gruppo chiuso siamo riusciti a entrare nel sancta sanctorum del Club e le sorprese non mancano, a partire proprio da chi lo amministra.

Un gruppo composto da utenti che inneggiano a Mussolini e Hitler, che insultano pesantemente e augurano la morte degli avversari politici, che sciorinano un razzismo violento è passato dall’essere un luogo da evitare a un luogo da sfruttare, solo in modo meno visibile.

 

Nel cuore della propaganda del Capo politico

Il crash test con la realtà è evidente: nonostante le dichiarazioni di Di Maio il club è un perno centrale della sua comunicazione e viralizza contenuti provenienti dall’inner circle.

A postare sul gruppo Facebook – che nulla avrebbe avuto a che fare con Di Maio e il Movimento – è il suo storico e più stretto collaboratore Dario De Falco, membro del comitato elettorale del Capo politico.

Nelle stesse ore e in quella stessa stanza in cui il Capo politico stilava le regole per i candidati alle elezioni stabilendo il niet agli haters del web, De Falco utilizzava il Club che vuole bruciare gli avversari, inneggia a Mussolini e consente la viralizzazione di contenuti antisemiti e razzisti. Era già successo il 2 dicembre 2016, per la campagna referendaria, prima che scoppiasse il caso. E continua a ripetersi oggi anche dopo la presa di distanze dal “suo” Club fatta da Di Maio.

De Falco riutilizza quell’hub dell’odio il 19 gennaio scorso e il 28 gennaio 2018: posta sulla pagina del Club il video del suo capo politico che presenta al Viminale il simbolo elettorale e undici giorni dopo una diretta video di Luigi Di Maio.

Agli admin storici si sono aggiunti nuovi moderatori del Club. Il primo è Ugo Nicolosi, candidato del M5S a Palermo per le comunali del 2016, guardia giurata e blogger. Decine di foto e selfie lo mostrano accanto all’aristocrazia a cinque stelle: Di Maio ma anche Di Battista, nelle manifestazioni di piazza compare con il tesserino Staff. L’altro è Pierre Cantagallo, attivista del Movimento 5 Stelle, web star a cinque stelle, amministratore di pagine Fb da 180mila like.

Non solo quindi quella pagina è gestita da attivisti doc, candidati e quindi ritenuti affidabili, ma la ricerca dimostra come il “Club Luigi Di Maio” interseca il cuore dell’inner circle del capo politico M5S.

Cantagallo, che ha provato a candidarsi nel 2016, è infatti un influencer in stretto contatto con Pietro Dettori – ex gestore dei profili social di Beppe Grillo e del blog – oggi uno dei quattro membri dell’Associazione Rousseau e come De Falco membro del comitato elettorale di Di Maio.

L’utilizzo di questo hub dell’odio viene negato in pubblico e promosso nelle stanze che contano.

Una propaganda double face: volto moderato in tv e cuore violento sul web. Perché se i voti non puzzano, la propaganda non ha regole e tutto serve nella politica 2.0. Ma è impossibile non lasciare tracce

Fonte: Il Foglio – di Nicola Biondo e David Puente

del 28 febbraio 2018

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...