Dibba. Il fesso

In questa rubrichetta d’ora in poi l’unico Conte di cui si parlerà è Antonio, il coach, l’uomo tutto d’un pezzo che mai giocò con un curriculum, al massimo con il toupè, ma lo dichiarò seduta stante. E’ l’italiano vero che ha rifiutato la Nazionale, onore a lui: probabilmente perché non se la sentiva di allenare una robaccia che dall’azzurro era sull’orlo di virare al gialloverde, e non quello del Brazil. Ma di un altro tocca in breve parlare, il Dibba, il rivoluzionario col passeggino. Il fesso. E dirgli quel che merita per aver scritto, come un Pancho Villa di provincia, su Facebook, che “finalmente, una maggioranza si è formata”, e “piaccia o non piaccia al presidente Mattarella o al suo più stretto consigliere”: come se più che a un notaio si rivolgesse al garzone del lattaio.

Ma non sapendo distinguere tra le professioni, il Dibba ha detto che il presidente della Repubblica “non è un notaio delle forze politiche”, e che soprattutto non deve essere “l’avvocato difensore di chi si oppone al cambiamento. Anche perché si tratterebbe di una causa persa, meglio non difenderla”. Dove all’alta considerazione per l’avvocatura si aggiunge quel minaccioso “meglio non difenderla” da clan Spada sul litorale, da curvaiolo del calcio. Da analfabeta della politica. Grandi sono state le levate di scudi, contro l’insultatore col passeggino. Anche se viene il solito dubbio: non potevate pensarci prima, quando lo adoravate come un genio naïf? Soprattutto voi dei giornaloni?

Ps. Monica Cirinnà ha detto che i Di Battista sono “una bella famigliola eversiva”. E beh, detto da lei, ciaone alla Repubblica.

Fonte: Il Foglio – di Maurizio Crippa

del 24 Maggio 2018

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