Carlo Calenda ai saluti finali: in Confindustria un discorso da segretario Pd

Un discorso non si butta mai via. Forse Calenda pensava di poterlo pronunciare da acclamato salvatore del Partito democratico. Invece è un lungo intervento di commiato davanti all’assemblea di Confindustria, che lo acclama così come tributa un lungo applauso al premier uscente Paolo Gentiloni.

C’è l’analisi del contesto internazionale, la sottolineatura di quello che è stato fatto in casa, ma anche l’esame dei pericoli che corre il Paese e – non per ultima – l’agenda del futuro. In altre parole, tutti gli elementi tipici di in un discorso da segretario di partito. E anche se Calenda il Pd non lo guida, nel suo intervento i toni da segretario si sono visti, anzi sentiti, in modo chiaro. Quasi come se quel testo fosse già pronto per una sede diversa, cioè il Nazareno.

Il governo di Gentiloni è davvero alle battute finali e Calenda sceglie di indossare l’abito da “segretario” davanti al suo mondo, quello degli imprenditori. La reunion degli industriali coincide con la sua ultima uscita pubblica: occasione unica anche per togliersi i sassolini dalle scarpe. Lo spazio per le materie di competenza del suo ministero c’è (da Ilva a Alitalia), ma la gran parte del suo intervento è tutto centrato su Europa, populismi, attacchi diretti e indiretti ai due partiti, Lega e 5 Stelle, vicinissimi al governo del Paese.

La cornice del suo intervento è tutto ciò che accade fuori dai confini italiani. Qui si colloca il passaggio in cui il ministro sottolinea che “la nostra appartenenza all’Europa e all’Occidente è la premessa per avere un interesse nazionale da difendere”. Da questo punto si sviluppa una considerazione tipica di intervento da segretario di partito, cioè lo stato dell’arte della politica. “Il mondo – sottolinea – non è diventato piatto, la politica in particolare dei progressisti sì, perché è rimasta spiazzata di fronte a queste domande. Ha costruito una utopia sul futuro e dimenticato di curare il presente e ha sostituito la rappresentanza con la competenza”. E poi ancora: “Le ricette semplicistiche della teoria economica non convincono più. Gli slogan con cui i politici progressisti le hanno tradotte ancora meno”.

Come nello schema classico di un discorso da segretario di partito, questa analisi teorica viene poi fatta calare dentro casa. Ecco allora che spuntano i pericoli dell’oggi, riassumibili nell’espressione che Calenda utilizza per descriverli, cioè “sovrano anarcoide”. Dice il ministro: “Temo il sovranismo anarcoide, quello che gioca con i soldi degli italiani come fossero soldi del monopoli, quello che sforna promesse irrealizzabili e usa gli altri, l’Ue in primis, come alibi per non mantenerle, quello che confonde l’inesperienza con la purezza, che promuove un paese senza doveri e che pur di inseguire la rappresentanza dei rancori mina il senso di comunità e l’autorevolezza dello Stato”.

Via, subito dopo, alla parte in cui si mette in guardia sul comportamento degli avversari, in questo caso M5S e Lega. “Non è tempo – incalza Calenda – di improvvisazioni, di boutade sui sui debiti cancellati e sulle tasse azzerate, sulle favole della decrescita felice che fanno felice solo chi non ha bisogno della crescita per migliorare le sue condizioni di vita”. La platea degli industriali applaude. E applaude anche quando il ministro passa in rassegna le misure che agli imprenditori non piacciono o che comunque non sono ritenute delle priorità, come ad esempio il reddito di cittadinanza. Per Calenda è una “chiacchiera elettorale” come lo è anche la flat tax, altro cavallo di battaglia dell’esecutivo giallo-verde pronto a governare. La nazionalizzazione di Alitalia, che Lega e 5 Stelle vogliono portare avanti, gli provoca l’orticaria e Calenda bolla l’ipotesi come un “falò delle vanità”.

La rivendicazione del lavoro fatto dal governo uscente è un altro dei passaggi che mette in luce la natura dell’intervento di Calenda: il sentiero stretto, cioè il brand di Padoan, come strada corretta perché di lato ci sono solo i “burroni”. Passaggio che include un elemento altrettanto tipico degli interventi dei segretari di partito, quello della responsabilità. Non a caso Calenda rimarca che “non si volterà dall’altra parte”. Il momento del sipario, tuttavia, è arrivato e prima di chiuderlo il ministro ha pronunciato un discorso che sarebbe stato buono anche se al posto degli imprenditori ci fossero stati i rappresentanti del Pd.

 

del 23 Maggio 2018
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