Lo spettacolo di Travaglio che si arrampica sugli specchi per difendere un premier “non eletto dal popolo”

Il Blog delle Stelle detta la linea, Marco Travaglio – ieri a Otto e Mezzo e oggi nel suo editoriale sul Fatto – la segue. Se ieri l’house organ del MoVimento 5 Stelle scriveva “chi ha paura di Giuseppe Conte” attaccando i giornali (in un altro post addirittura De Benedetti) che avevano avuto l’ardire di pubblicare la buffa storia del curriculum di Conte Travaglio si complimenta sarcasticamente con la stampa italiana «finora cane da compagnia e da riporto del potere e ora improvvisamente cane da guardia».

Quando Travaglio faceva la guerra preventiva a Renzi

Ieri sera da Lilli Gruber Travaglio ha detto che «se avessimo avuto tutti questi cani da guardia anche con i precedenti governi ci saremmo risparmiati un sacco di guai e probabilmente non avremmo avuto questo strano governo». Insomma per una volta non è colpa né del PD né delle precedenti amministrazioni ma della stampa (nazionale e perché no, internazionale) che negli ultimi (venti? trenta? cinquanta?) anni non ha aiutato abbastanza i politici a non sbagliare. Ma per fortuna che c’è Travaglio che non solo è un giornalista con la schiena dritta ma è anche uno che in passato con il suo giornalismo di governi “brutti” o “sbagliati” non ha mai contribuito a farli nascere. Qualcuno potrebbe ricordare al Direttore del Fatto di quello che è successo negli studi di Servizio Pubblico nel gennaio del 2013 quando Travaglio non solo non fece a Silvio Berlusconi le domande che tutti si aspettavano ma addirittura si fece umiliare dal Cavaliere.

A Travaglio però «questa guerra preventiva che coinvolge il professor Conte» sembra quanto meno prematura: «Io penso che un premier vada giudicato dalle cose che fa». Ed è per questo che nel febbraio 2014, quando si insediò il governo Renzi e venne presentata la lista dei ministri Travaglio scrisse un editoriale dove – pur concedendo il beneficio del dubbio al premier – stroncava i nomi scelti per l’esecutivo (ovvio, erano stati avallati da “Re Giorgio”). Proprio ad Otto e Mezzo, il 25 febbraio 2014 Travaglio rivendicava il diritto di giudicare le persone “a mano a mano che fanno le cose” e che quindi era giusto “giudicare la sua squadra di governo che era molto deludente” prima ancora che si mettesse al lavoro. Per Travaglio poi è assurdo parlare di “premier tecnico” o premier non eletto dal popolo nei confronti di Conte perché – scrive sul Fatto – «tutti i governi che ricevono la fiducia dal Parlamento e compiono scelte squisitamente politiche». Eppure proprio nel novembre del 2015 Travaglio scriveva che Renzi era peggio di Berlusconi perché «B. almeno andava al governo dopo aver vinto le elezioni: Renzi mai». Non risulta che Conte abbia vinto le elezioni, le ha “vinte” il partito che lo aveva indicato nella lista dei ministri così come il Partito Democratico aveva “vinto” le elezioni del 2013.

La storia dei premier “che non sanno fare i premier”

Arriva il momento della fatidica domanda sul fatto che Giuseppe Conte di esperienza politica non ne ha molta. Diciamo proprio che non ne ha. Per Travaglio non è un problema perché è la stessa inesperienza che aveva Carlo Azeglio Ciampi nel 1993, oppure Lamberto Dini nel 1995 ma anche Romano Prodi nel 1996 e Mario Monti nel 2011. Sul Fatto oggi Travaglio, per salvare capra e cavoli, scrive che quello di Ciampi fu un governo politico. Eppure dimentica che anche il governo tecnico (fino a ieri tutti lo chiamavano così) di Ciampi fu molto criticato. Ma Travaglio dimentica tante altre cose.

Travaglio scrive: «“Il premier non ha alcuna esperienza politica o di gestione”. Ma tu pensa: e Ciampi, Dini, Monti quale esperienza politica o di gestione avevano? Eppure furono premier efficaci e risoluti, a prescindere dalle cose che fecero». Carlo Azeglio Ciampi invece prima di diventare Presidente del Consiglio fu (dal 1979 al 1993) Governatore della Banca d’Italia, in un periodo in cui – come è stato ricordato ieri sera a Travaglio – la Banca d’Italia aveva il potere di decidere la politica monetaria dello Stato. Per il Direttore del Fatto però è un’esperienza poco significativa, ed noto però che Travaglio che sulle banche – si veda la storia dei 60 miliardi che ci sarebbe costato il salvataggio delle banche – i conti non li sa fare. Ciampi poi fu nominato PdC in un periodo molto difficile della storia politica italiana durante la crisi conseguente a Tangentopoli. Per la cronaca il caso all’epoca fu molto discusso perché si trattò del primo Presidente del Consiglio “non eletto dal Popolo” (anche se allora non si usava quell’espressione) ovvero che non proveniva dal Parlamento. In ogni caso il premier tecnico (voluto dal Presidente della Repubblica, non dai leader dei partiti) Ciampi rimase in carica poco più di un anno.

Anche su Lamberto Dini Travaglio omette, sicuramente per amore di brevità,  alcune informazioni. Dini è stato Direttore Generale della Banca d’Italia (fu nominato da Cossiga, una nomina politica) e prima di diventare Presidente del Consiglio è stato Ministro del tesoro dal 1994 al 1995 durante il primo governo Berlusconi. Travaglio dimentica che Romano Prodi fu, anche solo per qualche mese, Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato tra il 1978 e il 1979 durante uno dei tanti governi Andreotti (addirittura spulciando la biografia di Prodi si scopre che nel 1963 fu eletto al consiglio comunale di Reggio Emilia). Ma la cosa più importante – che Travaglio non dice per non annoiare il lettore – è che Prodi oltre ad essere entrato in Parlamento (al contrario di Conte) dopo essere stato eletto dal Popolo (proprio come Berlusconi nel 1994)  fu Presidente di una piccola aziendina statale: l’IRI (lo nominò il Presidente del Consiglio Spadolini). Ancora più divertente il riferimento a Mario Monti (che nel novembre 2011 Travaglio definì ” il primo cane bocconiano della Storia”), visto che il professore fu per due volte Commissario europeo, un incarico politico. Certo, se guardiamo alla storia repubblicana sono molti i Presidenti del Consiglio che prima di essere nominati non erano mai stati Presidenti del Consiglio, ma al di là dei giochi di parole non è quello il punto. Il punto è che tutte le figure citate da Travaglio – ad eccezione di Berlusconi, che non a caso è un esempio più unico che raro – avevano pregresse esperienze politiche o di gestioni di importantissimi apparati statali. Il paragone di Travaglio semplicemente non regge.

Fonte: Next Quotidiano – di Giovanni Droghi

del 23 Maggio 2018

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...