La Costituzione rovesciata dal contratto Salvini-Di Maio

Il tema del programma-contratto è sicuramente appassionante ma è utile affrontarlo con qualche cautela. La lettura del testo, ormai definitivo, contiene delle insidie. Una certa vaghezza formale, furbescamente utilizzata nel testo, può generare equivoci. Per esempio il vincolo di mandato nel testo è attenuato nella sua precisa connotazione dall’espressione “forme di vincolo di mandato”. Non è un’inezia perché può far intendere che gli estensori abbiano rinunciato a modificare la Costituzione, che esplicitamente esclude quel vincolo, ma intendano lavorare sui regolamenti parlamentari restando all’interno del dettato costituzionale. Questa almeno una lettura del testo che filtra da chi ha partecipato alla stesura. Prevedibili complicati dibattiti, ma è il metodo a essere più significativo del merito perché il fatto più rilevante sta nello stravolgimento del modo fissato dalla Costituzione per arrivare alla formazione del governo. Il programma è approvato con voto vincolante e preliminare al di fuori del Parlamento, senza che il presidente del Consiglio sia stato nominato dal presidente della Repubblica al quale i capi della coalizione proporranno il nome da loro designato, recandosi al Quirinale, come ha detto Salvini, “in segno di rispetto”. Praticamente una visita di cortesia. Non occorre essere dei costituzionalisti per notare come quel poco che è previsto dalla Carta in tema di formazione del governo sia stato letteralmente rovesciato. In parole povere, per la prima volta nella storia della Repubblica un governo viene formato in modo extra costituzionale e non si vede come il capo dello stato possa sanare una situazione creata anche dalle sue decisioni.

Fonte: Il Foglio – di Massimo Bordin

del 19 Maggio 2018

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