Lega e Cinque Stelle dimenticano il Sud, le donne, e le diseguaglianze

Ci sono alcune vistose falle nel contratto fra Lega e M5S che smagliano il racconto del Grande Cambiamento proprio dove avrebbe dovuto essere più spesso e consistente, nel punto esatto dove avrebbe dovuto rispondere alle istanze che hanno determinato l’improvviso e colossale successo popolare dei grillini. Mentre la Lega è riuscita a imporre la narrazione securitaria che il suo elettorato aspettava – carceri, nomadi, rimpatri dei clandestini, giro di vite sulla sicurezza – i Cinque Stelle hanno lasciato n bianco almeno tre “caselle” che era lecito aspettarsi corpose e prioritarie rispetto a molte altre.

Il Sud, innanzitutto. E’ stato incredibilmente dimenticato. Quel Sud che ha dato al Movimento, in quasi tutte le regioni, percentuali superiori al 50 per cento, nella bozza “quasi definitiva” del contratto, non compariva nemmeno nell’indice degli argomenti. In serata è stata annunciata in modo confuso una correzione: una maldestra corsa ai ripari, che ha reso evidente come nei sei giorni di discussione l’argomento Mezzogiorno non fosse stato nemmeno toccato.

Con il Sud sono scomparse le parole-chiave dell’emergenza meridionale. Caporalato. Lavoro nero. Lavoro povero. False cooperative. Emigrazione dei giovani e degli adulti. E soprattutto la parola “diseguaglianza”, l’altra grande chiave per capire le tensioni dell’Italia di oggi e la protesta che esprime ormai da un decennio in ogni occasione elettorale: come se la squadra di Luigi Di Maio avesse incassato voti senza capirne la natura profonda, e quindi senza avere la minima idea delle risposte che quei voti sollecitavano alla politica.

Ci sono alcune vistose falle nel contratto fra Lega e M5S che smagliano il racconto del Grande Cambiamento proprio dove avrebbe dovuto essere più spesso e consistente, nel punto esatto dove avrebbe dovuto rispondere alle istanze che hanno determinato l’improvviso e colossale successo popolare dei grillini

Diseguaglianza non è una parola vuota, e non va riferita solo al nostro Sud. È la radice del rebus italiano, la sola chiave per capire come mai in un Paese che “sulla carta” sta migliorando i suoi dati in ordine a Pil, occupazione, reddito pro-capite – quei dati che Matteo Renzi ha snocciolato per mesi in ogni conferenza stampa – si allarghi lo zoccolo duro del dissenso contro il potere e salga una protesta sempre più arrabbiata, ai limiti del rancore. Due giorni fa l’Istat ci ha informato che solo il 18,5 per cento di chi parte “dal basso” – una famiglia senza casa di proprietà, genitori a basso reddito – riesce a laurearsi. Solo il 14 ottiene un lavoro qualificato. È questo il dato che spiega tutto, o quasi tutto: l’ira verso le elìte, la fuga di massa all’estero (anche quest’anno 100mila emigrati, una città come Pescara che sparisce), la lotteria elettorale che premia costantemente le opposizioni.

L’assenza della parola “diseguaglianza” nel testo del Contratto è qualcosa di più di una dimenticanza, seppure grave. Significa non aver capito qual è la ferita che lacera il Paese, il Grande Cambiamento che i ceti popolari ma anche la borghesia impoverita, il precariato intellettuale delle università e della ricerca, le periferie sociali sempre più estese, stanno cercando da un decennio di ottenere con una impressionante sequenza di “voti contro”. C’è di che riflettere per un movimento che si presenta come interprete autentico e senza intermediari della volontà popolare.

La terza parola che manca stupisce meno. È la parola “donne”, che in realtà viene citata in due paragrafi: quello sul femminicidio (richiesta d’aumento delle pene e corsi di formazione per la polizia) e quello sulla famiglia (aumento dei fondi per gli asili nido). È una visione limitata, vecchia, che collega i problemi femminili esclusivamente alla violenza e ai figli. Oggi il tema delle donne è declinato in tutto l’Occidente secondo altri canoni: la parità salariale, l’incremento delle opportunità e della rappresentanza, il riconoscimento del talento. Questa visione di retroguardia – parlare delle donne solo in quanto vittime e/o madri – sorprende meno perché è in sintonia con un Dna nazionale particolarmente arretrato. Ai tavoli del possibile governo come a quelli dell’opposizione (con la sola eccezione, va detto, del mondo di FI) abbiamo visto solo e soltanto uomini, non è che potevamo aspettarci di meglio.

 

Fonte: Linkiesta – di Flavia Perina

del 18 Maggio 2018

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