Rousseau, il marchio privato che invade il Senato. La denuncia dei dem

Come in “The Handmaid’s Tale”, dove al popolo viene presentata la nuova realtà in cui si trovano a vivere poco a poco, per creare quel senso di abitudine e assuefazione che farà apparire normali anche le cose più assurde, così nel “nuovo mondo” targato M5SLega, una goccia dopo l’altra, arrivano notizie che, in altri tempi, avrebbero suscitato come minimo qualche brivido.

L’ultima in ordine di tempo, dopo il “contratto di governo” siglato dai partiti e sottoposto al voto online prima che si sappia il nome del premier che dovrebbe attuarlo, e prima che se ne sia discusso con il Presidente della Repubblica (e tralasciandone per ragioni di spazio e di pietà i contenuti), l’ultima “goccia” in ordine di tempo arriva oggi dal Senato, dove in attesa che i gruppi iniziano finalmente a lavorare, i Cinque stelle non hanno perso tempo e hanno già sfruttato al massimo i fondi messi a disposizione dall’istituzione per la ristrutturazione degli uffici.

Solo che, fa sapere in una nota un gruppo di senatori del Pd, negli spazi al primo piano assegnati ai grillini è comparso in ogni dove non il simbolo del partito, ma quello di un soggetto privato, ossia l’associazione Rousseau.
È legittimo che in una sede istituzionale siano evidenti ovunque i riferimenti ad una associazione privata come la Rousseau?”, si chiedono i senatori dem.

“Abbiamo inviato una interrogazione urgente alla presidente Casellati – fa sapere Simona Malpezzi, tra i firmatari della richiesta insieme a Stefano CollinaEugenio CominciniDavide Faraone e Dario Parrini – perché vogliamo sapere se è possibile che dentro al Senato ci sia il marchio di una società privata. E soprattutto vogliamo sapere quanto è costata l’intera operazione, messa a carico dell’istituzione con i soldi dei cittadini”.

Per Malpezzi la vicenda è di una “gravità allucinante”, perché non solo “una società privata si impossessa di un’istituzione pubblica”, ma si dimostra ogni giorno di più che “un soggetto privato è proprietario di un partito, i cui dipendenti sono dei parlamentari della Repubblica”.

Una denuncia, quella dei senatori democratici, che arriva nel giorno in cui su alcuni giornali è comparsa la notizia che, nella legislatura che vedrà il Movimento grillino al Governo, prima di presentare un’interrogazione i parlamentari Cinquestelle dovranno chiedere il permesso ai capigruppo nelle commissioni competenti, con tutta probabilità per un controllo preventivo che disinneschi possibili problemi o figuracce.

Non è un caso che nello stesso giorno in cui gli uffici di un’istituzione pubblica vengono marchiati con un logo privato, scopriamo che i Cinquestelle potranno fare interrogazioni solo previa approvazione da parte di Rousseau. Sono queste le cose davvero pericolose”, sottolinea Malpezzi.

Vedremo quali altre bizzarre novità arriveranno nei prossimi giorni dal fronte grillo-leghista. La speranza resta quella, nel frattempo, di non fare la fine delle ancelle e di non ritrovarci, senza neanche accorgercene, in un mondo con regole e principi democratici capovolti e travisati.

Fonte: Democratica.com – di Carla Attianese

del 18 maggio 2018

 

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