“Contro il rancore, il Pd cambi per ricostruire la speranza”. Parla Claudio Cerasa

Quel “Manuale di resistenza allo sfascismo” posto a sottotitolo del suo ultimo libro è più che un indizio. Claudio Cerasa prova a definire una mappa intorno alla quale pensare l’alternativa alla nuova maggioranza culturale (prima ancora che politica) che si avvia a governare l’Italia. Partendo dalla premessa secondo la quale “la sfida della società libera oggi passa da una serie di nuove dicotomie. L’ottimismo contro il pessimismo, l’apertura contro la chiusura, il reale contro il virale, le garanzie contro il sospetto, la competenza contro l’incompetenza”.

Vale anche per rancore contro speranza?

“Sì, perché non hanno vinto le fake news ma le bad news. E la base della vittoria gialloverde è l’idea che il mondo sia una fogna, che l’Italia sia un paese terribile e che tutto quanto è intorno a noi non possa essere migliorato ma debba essere interamente cambiato. Eppure hanno costruito una campagna elettorale su una percezione illusoria, perché l’Italia è più forte di come l’hanno descritta”

E dunque c’è da attendersi un governo tutto sommato pacato e rassicurante?

“Niente affatto, perché Lega e Cinque Stelle condividono una forma particolare di populismo: quella che antepone la spinta della propria propaganda agli interessi del Paese. Di Maio e Salvini saranno costretti a tentare di realizzare il loro programma, mettendo in moto una dinamica inarrestabile (già vista in Catalogna, ad esempio, dove inizialmente erano in pochi a credere che gli autonomisti avrebbero davvero organizzato un referendum per l’indipendenza). Il mio timore è che il punto di caduta della propaganda di governo grilloleghista sia il referendum sulla moneta unica. D’altra parte Grillo continua a sostenere l’opportunità di una consultazione popolare e la Lega ha ancora quel punto nel suo programma. Di fronte alla mancanza di risorse per realizzare anche solo la metà di quanto hanno promesso, Lega e Cinque Stelle proveranno ad individuare un capro espiatorio. E il candidato ideale a diventare bersaglio per la loro incapacità sarà l’Unione europea, con il referendum sull’euro come possibile percorso per restituire verginità ai due vincitori del 4 marzo una volta che la loro azione di governo rischierà di impantanarsi.”

In questo scenario come immagini la strada dell’opposizione politica e parlamentare?

“Il rischio che corre il PD è quello di trasformare l’opposizione al grilloleghismo in una replica dell’antiberlusconismo. Ovvero l’utilizzo di argomenti moralistici per opporsi ai moralisti. La strada della demonizzazione è quella più facile, ma non porta lontano. Quello che servirebbe è un’opposizione molto concentrata sui temi e sulle politiche dentro il Parlamento, ma capace di costruire fuori dal Parlamento un sogno diverso e alternativo al doppio incubo che Lega e Cinque Stelle sono riusciti ad edificare su immigrazione e moneta unica”

Quindi vedi uno spazio di opportunità per il Partito Democratico?

“In realtà vedo il rischio di una scomparsa del PD, se non riuscirete ad essere qualcosa di diverso da quello che siete oggi. C’è una grande parte d’Italia che chiede di essere rappresentata: l’Italia che ha detto no a Lega e Cinque Stelle. Ma è difficile rappresentare questo 40% di italiani con il PD attuale, che parla solo ad una porzione dei nostri cittadini. E’ uno strumento da cui partire, perché è già cambiato molto rispetto al passato, ma non basta. Siete un partito antisovranista, antipopulista, antilepenista ma non c’è ancora una parola in positivo che possa definire la vostra idea d’Italia. Tutte le parole che usate (riformismo, laburismo, protezione, socialdemocrazia) danno il senso di un passato da difendere, ma oggi il tema vero è la costruzione di un futuro in alternativa ai trionfatori del rancore. E se non sarà qualcuno del PD a creare quella parola, ci penserà qualcun altro”.

Qualcuno che possa provenire anche dal campo della destra non leghista?

“Oggi l’elettore berlusconiano è di fronte ad una scelta: può seguire il percorso della Lega, e quindi scegliere Salvini come erede di Berlusconi, oppure  considerare Salvini incompatibile con la propria cultura liberale e sperare che nasca qualcosa di nuovo. Oggi PD e Forza Italia somigliano a Ds e Margherita di undici anni fa, anche nelle rispettive percentuali. I due partiti non possono unirsi, forse, ma gli elettori dei due partiti sono già più vicini di quanto non accada nei confronti degli elettori di Lega e M5s. E qualunque sia il nuovo soggetto politico che nascerà in alternativa a Lega e Cinque Stelle, dovrà essere in grado di parlare agli attuali elettori del PD e di Forza Italia”

Come direttore di un quotidiano non hai mai pensato che la responsabilità dell’egemonia giallo-verde ricada anche sulla categoria dei giornalisti, per la parte che ha avuto in questi anni nella costruzione di una percezione collettiva?

“Qualche giorno fa Paolo Mieli ha sostenuto questa tesi, domandandosi se non vi sia stato un ruolo del giornalismo italiano nella crescita del clima di rancore su cui hanno banchettato Lega e Cinque Stelle. Io penso che non si possa parlare di responsabilità diretta dei giornalisti, ma sicuramente un certo racconto dell’Italia e delle sue ‘emergenze’ ha dato grande solidità al terreno sul quale è poi maturata la vittoria dei populisti. Il giornalismo italiano, nella sua grande maggioranza, è stato dentro l’egemonia culturale che ha prodotto quella vittoria. E si è mostrato eccessivamente tollerante verso i contenuti dello sfascismo populista. Al contempo la responsabilità è anche di coloro che non sono riusciti a creare un racconto alternativo sufficientemente credibile: per pigrizia, incapacità o anche solo per paura di affrontare a viso aperto l’egemonia culturale degli sfascisti. Un’egemonia che ha potuto contare anche su prodotti giornalistici o televisivi di grande qualità, capaci di incrociare vaste aree di consenso, ma contro la quale nessuno è stato altrettanto efficace o coraggioso”.

Fonte: Democratica – di Andrea Romano

del 14 Maggio 2018

 

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