La flat tax è eversiva

Le notizie di stampa che giungono sul “contratto di governo” tra Lega e Movimento 5 Stelle lasciano davvero allibiti. Su tutto spicca la flat tax, di cui le prime stime pubblicate oggi su Repubblica da Roberto Petrini spiegano bene l’impatto distributivo fortemente regressivo, che beneficerebbe clamorosamente i contribuenti più benestanti a scapito di tutti gli altri italiani. È giunto il momento di chiamare le cose con il loro nome: la flat tax è una misura tecnicamente eversiva del “contratto sociale” edificato nei decenni di democrazia repubblicana.

Un contratto, del tutto analogo a quello in vigore in tutti i paesi avanzati europei, che ha come suoi due pilastri, inscindibilmente connessi tra loro, il welfare universalistico e la progressività delle imposte. I numeri non devono ingannare: i contribuenti sopra i 75.000 euro sono “appena” 917.000, cioè il 2,25% del totale, ma il loro contributo alla “cassa comune” dello Stato è sostanziale, e dalle aliquote più alte sui loro redditi proviene più di un quarto di tutte le entrate Irpef. In sostanza, lo smisurato beneficio fiscale che Salvini e Di Maio vogliono dare ai contribuenti più ricchi costerebbe (limitandosi solo alle fasce più alte di reddito e con una stima prudente) almeno 25 miliardi, cosicché per mettere decine di migliaia di euro in tasca al 2,25% più fortunato degli italiani (15.000 euro a chi ne guadagna 110.000, 68.000 euro a chi ne guadagna 300.000 e via crescendo) si colpirebbe in modo irrimediabile il già difficile finanziamento del nostro stato sociale e dei servizi pubblici (basti pensare che l’intero fondo ordinario di finanziamento dell’università ammonta a 7 miliardi, e che tutta la sanità pubblica costa circa 114 miliardi).

Per realizzare questa operazione vergognosa si offrono al ceto medio le briciole di una riduzione delle imposte molto inferiore (469 euro per due coniugi che guadagnano 25.000 euro l’uno, 8.700 per due che arrivano a 40.000 a testa) che sarebbe più che compensata dalla necessità di pagarsi di tasca propria i servizi che oggi lo stato fornisce gratuitamente (peraltro, garantire questo beneficio ai redditi medi e medio-bassi non richiederebbe in ogni caso la soppressione dell’aliquota al 43% per la quota dei redditi superiore ai 75.000 euro). Per i più poveri poi la beffa sarebbe completa, e il beneficio sarebbe zero o perfino negativo (cioè un aggravio). Quando i cittadini normali scopriranno che dovranno dotarsi di una costosa assicurazione per aver diritto al pronto soccorso, mentre con i loro soldi si sta consentendo a Salvini e Di Maio (il cui stipendio lieviterebbe, come quello di tutti i parlamentari) di concedersi un paio di viaggi esotici in più l’anno, e si stanno letteralmente inondando di denaro per decine o centinaia di migliaia di euro calciatori e star dello spettacolo, notai e grandi manager, forse sarà più chiaro a tutti che il “sovranismo” è, nel bene e nel male, una categoria del tutto fuorviante.

D’altronde la storia d’Italia ci insegna che dietro il fumo nazionalista e la retorica populista si è sempre nascosta la difesa dei privilegiati a scapito dell’interesse generale. Una difesa ingiusta e anche miope, perché in un paese degradato socialmente anche i benestanti alla fine ci rimettono, ed è per questo che nei paesi più prosperi e civili d’Europa, dalla Germania alla Svezia, dalla Francia al Regno Unito, la flat tax non esiste, le imposte son sempre fortemente progressive, e chi osasse solo proporre una misura del genere sarebbe sommerso dal pubblico ludibrio e dalla indignazione generale.

Ciò di cui stiamo parlando, dunque, è un governo reazionario, che intende manomettere brutalmente il cuore e la sostanza del grande compromesso sociale edificato in Europa sulle macerie di due guerre mondiali, e che per questo va considerato antinazionale e antipopolare altrettanto quanto si dichiara, ed è, antieuropeo. Spetta al Partito democratico mettere da parte le polemiche interne e costruire e guidare un largo fronte sociale e politico per difendere l’Italia e l’Europa da chi vuole farci piombare nell’arretratezza, nell’ingiustizia e nella barbarie.

Fonte: Huffington Post – di Roberto Gualtieri

del 12 Maggio 2018

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