IL MOVIMENTO GRILLINO NON C’È PIÙ Il diavolo fa le pentole, ma dimentica i coperchi.

Un po’ presi dalla cronaca politica e dalle passeggiate a piedi di Fico, con venti uomini di scorta, si è forse trascurata una cosa: la liquidazione dei 5 stelle operata da Di Maio e Casaleggio.

Cerchiamo di riassumere. In dieci anni il comico genovese, ricco solo di Vaffa, di offese a chiunque, di espulsioni e di stramberie apprese in rete navigando la notte alla ricerca di originalità, aveva portato il Movimento al 32 per cento.

Giunti a questo punto, lui si è fatto un po’ da parte, e la palla è passata a Casaleggio e al suo robottino Di Maio. Sono bastati cinquanta giorni di trattativa per arrivare a palazzo Chigi (impresa chiaramente impossibile) per liquidare il Movimento.

Tutti gli altri partiti sono mafia e corruzione? Sì, ma ci si tratta.

Il reddito di cittadinanza, tratto distintivo del Movimento? Benissimo, ma possiamo anche lasciar perdere.

No Tav, no grandi lavori, no qualsiasi cosa? Be’, possiamo discutere.

Faremo un referendum sull’euro? Possiamo lasciar perdere. Anzi, siamo per l’euro e per la Nato. Va bene persino la flat tax (non ci avevamo pensato), purché sia progressiva (e qui la vecchia e congenita stupidità del Movimento riappare).

Oggi, a parte la massa di incompetenti (al limite dello scandalo) che sono finiti in parlamento al seguito del Movimento è difficile dire che cosa distingua i 5 stelle da qualsiasi altra formazione politica. Forse solo un po’ più di confusione.

Il famoso contratto, predisposto da professori, è un insieme di buoni pensieri: mancano solo l’amore per la mamma e per le fragole al vino bianco. Il  resto c’è tutto. Non una riga, però, su come finanziare questi bei propositi.

Dal Pd i più volonterosi (e assetati di poltrone) dicono: vediamo le carte. Ma quali carte? Ormai, c’è solo aria fritta: il lavoro, i poveri, i giovani, la pace nel mondo. Tutta roba che raccoglie, detta così, un consenso universale.

Ma il punto rimane quello indicato prima: dove è finito il Movimento? E’ sparito insieme alla scomparsa del reddito di cittadinanza, la sua più colossale sciocchezza, ma anche la sua arma elettorale vincente, il tratto distintivo.

Quello con cui il Pd dovrebbe andare a trattare è un’altra cosa. Non è più un movimento eversivo, non vax e no euro, ma solo un movimento politico qualunque, gestito però da dilettanti.

Il Pd, provare per credere, a questa roba può chiedere tutto quello che vuole: concederanno tutto. Pur di arrivare finalmente al governo e cominciare a ripagare gli amici che li hanno aiutati a arrivarci.

Capisco Grillo che se ne sta sulla sua collina genovese un po’in disparte. I suoi “meravigliosi ragazzi” non sono più tali. Sono solo giovani sbandati alla caccia di stipendi e poltrone. In soli cinquanta giorni hanno svenduto tutto quel patrimonio di bestialità che lui aveva pazientemente accumulato e che li avevano portati al 32 per cento.

Il diavolo fa le pentole, ma dimentica i coperchi.

Fonte: Uomini & Business – di Giuseppe Turani

del 28 Aprile 2018

In cinquanta giorni Casaleggio e Di Maio hanno liquidato tutto: ormai sono solo cacciatori di poltrone.

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