Nei sondaggi M5s perde smalto, Di Maio annaspa

Il Movimento Cinque Stelle ha fallito ogni contrattazione che potesse garantirgli l’ingresso a Palazzo Chigi e ora vuole tornare alle urne il più presto possibile. A luglio, in piena estate. Incurante di quanto una data simile possa ostacolare la partecipazione dei cittadini e restituire il medesimo risultato.

Per ora però Luigi Di Maio non ha intenzione di cambiare idea, forse anche perché ha visto i numeri che riguardano il suo Movimento. Numeri che certo gli confermano ancora la prima posizione, ma che ora mostrano una brutta e repentina flessione.

A dirlo è un sondaggio di Swg cha ha voluto indagare gli effetti sui partiti dopo questi due mesi di stallo politico. Per il M5s non sono dati buoni: dopo lo sprint di aprile, dove il partito di Di Maio era cresciuto anche rispetto al risultato del 4 marzo, è arrivato il cambio di marcia. Al 7 maggio i Cinque Stelle sono tornati al di sotto del risultato ottenuto alle lezioni, fermandosi al 32,3%. Vuol dire che rispetto alle intenzioni di voto raccolte due settimane fa, i pentastellati hanno perso due punti percentuali.Intenzione_di_voto

A trascinare in basso il Movimento è probabilmente il giudizio degli elettori italiani sui due mesi di consultazioni. Ben il 38% è convinto che la causa dello stallo è da attribuire ai pentastellati (con un aumento del due per cento rispetto ad aprile). Colpa che, di fatto, condividono con Berlusconi e Forza Italia. L’ex Cavaliere è infatti dal 23% degli intervistati responsabile delle difficoltà a far nascere il nuovo governo.responsabilita-stallo

Dai numeri appare evidente come Di Maio faccia fatica a tenere a bada colui che vorrebbe come alleato. Il partito di Salvini infatti sta riuscendo ad aumentare il suo consenso a scapito dei grillini. Un dato in questo senso è rilevante più di altri: secondo il 60% degli intervistati la spinta al cambiamento del M5s è diminuita. Diremmo pure evaporata, vista la vastità della platea che evidentemente sembra essere rimasta delusa dalla gestione Di Maio.

C’è poi un’altra questione e riguardano le proposte. Agli intervistati è stato chiesto di indicare una o più proposte programmatiche che vorrebbero vedere in un eventuale contratto di governo. Tra i primi 10 non appare nessuno dei cavalli di battaglia del M5s: né i tagli ai costi della politica, né il reddito di cittadinanza. Invece rimane fermo uno dei temi più battuti in campagna elettorale da centrodestra: la riduzione della pressione fiscale.

Questi numeri confermano una tendenza che era emersa, in maniera circoscritta ma rilevante, con le elezioni in Friuli. Lì il M5s ha mostrato la sua debolezza dimezzando i voti delle politiche e cedendo spazio alla Lega Nord di Salvini. Un tonfo che ha avuto il suo riflesso sul leader Di Maio.

A scriverlo è stato qualche giorno fa Nando Pagnoncelli di Ipsos che ha registrato un cambio abbastanza drastico nell’indice di gradimento dei leader. Sul podio Di Maio ha dovuto cedere spazio prima a Salvini (con un indice di 43 punti) e poi a Gentiloni (al 41), scivolando al terzo posto con un calo di 8 punti. Crollo che è diretta conseguenza dell’opinione degli elettori circa l’operato del Movimento che fino al 5 maggio, dunque prima dell’ultimo giro di consultazioni avvenuto ieri, registrava la perdita di 10 punti rispetto al picco registrato a fine marzo.
A vedere questi numeri appare ancora più chiara la volontà da parte del Movimento 5 stelle di fermare l’emorragia di consenso con un voto anticipato. Ma la spregiudicatezza di questa operazione rischia di essere soltanto dannosa e inefficace: per il M5s, per il futuro eventuale governo, e soprattutto per il Paese.

Fonte: Democratica – di Giacomo Rossi

del 08 Maggio 2018

 

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