La brutta fine degli elettori di sinistra che votavano M5S

Oggi dovrebbe essere il giorno dell’accordo dell’accordo tra Lega e MoVimento 5 Stelle. Qualcuno potrebbe anche essere tentato di chiamarlo inciucio, e non avrebbe poi tutti i torti visto se – come  ha scritto Travaglio oggi sul Fatto Quotidiano – dietro la ritrovata intesa tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio ci fosse Silvio Berlusconi. Eppure il Direttore del Fatto è restio ad usare la parola inciucio anche se dice che Salvini si sarebbe fatto garante degli interessi di Berlusconi (ovvero le famose contropartite inconfessabili). Travaglio però non è l’unico a soffrire per la nascita di un governo ultrapopulista come quello leghista-pentastellato.

Che fine hanno fatto quelli che “il M5S è la vera sinistra”?

Certo, il direttore del Fatto aveva detto a fine marzo che se Di Maio avesse fatto un accordo con la Lega sarebbe stato linciato, ma quello è solo un dettaglio. Dal quattro marzo ad oggi sono stati in molti gli ex-elettori di “sinistra” che sono usciti allo scoperto per consigliare al PD di fare un accordo il MoVimento 5 Stelle. Consigli ovviamente del tutto disinteressati come si conviene in queste occasioni. Il 24 marzo l’attore Ivano Marescotti, da sempre elettore di sinistra-sinistra e ora “attivista” pentastellato, dichiarava su La 7 di essere profondamente convinto che Lega e MoVimento 5 Stelle non avrebbero fatto l’accordo perché “la maggior parte dei voti che ha preso il 5 Stelle provengono da un generico campo di sinistra” e alleandosi con la Lega quei voti sarebbero andati persi.

Come è noto ci sono molti elettori nonché illustri opinionisti che in questi mesi ci hanno spiegato che il M5S era la nuova sinistra. Anzi, che il MoVimento 5 Stelle incarnava molto più del PD i valori della sinistra. Questo nonostante i contenuti dei programmi elettorali, nonostante le dichiarazioni sull’Unione Europea e sui migranti, nonostante le continue astensioni sulle leggi sui diritti civili. Ora viene il difficile: spiegare che quel partito così di sinistra (che più di sinistra non si può) è riuscito a trovare un accordo per fare un governo con la Lega, il partito che si ispira al Front National di Marine Le Pen e che nel recente passato si è alleato con Casapound. Chissà, magari si accorgeranno che all’Europarlamento il M5S è nello stesso gruppo parlamentare dell’UKIP. Oppure tireranno fuori la vecchia storia di quando il PDS corteggiava la Lega Nord?

Quelli che “il M5S è l’argine al populismo”

Molti pensatori di sinistra si erano dilettati, nei giorni dopo il voto, in approfondite analisi sulla sconfitta del PD e la vittoria di Lega e MoVimento 5 Stelle. La docente di Teoria Politica Nadia Urbinati aveva spiegato in un’intervista a Linkiesta che Lega e M5S avevano sostituito la sinistra, ormai incapace di parlare ai più deboli. Il PD in buona sostanza si era fatto casta e gli elettori avevano preferito votare due partiti che incanalavano maggiormente le risposte ai bisogno e alle istanze di emancipazione dei cittadini. Certo, nel dicembre 2017 la Urbinati aveva anche spiegato che Liberi e Uguali poteva darsi come obiettivo quello di superare il 10%. Così non è stato.

Fonte: Next Quotidiano – di Giovanni Drogo

del 10 Maggio 2018

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