IL GOVERNO DELLA BABY GANG

Forse non è esatto dire che i 5 stelle non sono altro che un baby gang o che fanno pensare a Hitler. Ma certo fanno un po’ impressione: nel giro di meno di cinquanta giorni hanno buttato a mare tutto il bagaglio di scemenze con le quali avevano vinto le elezioni. Per qualcuno questo significa che si stanno costituzionalizzando, che stanno diventando come gli altri. Ma esiste anche l’ipotesi che siano una massa informe, guidata dal marketing, che vuole solo arrivare al potere. Per fare poi qualsiasi cosa.

In ogni caso è assordante il silenzio del guru e fondatore di questa roba, e cioè Beppe Grillo. Per dieci anni ci ha rotto i timpani con sciocchezze mai sentite (compreso il reddito di cittadinanza) e, sul più bello, tace. Scomparso.

Adesso la grande spinta è a fare un governo Pd-5 stelle. Si tratta dell’alleanza più innaturale al mondo. E infatti le due basi sono in rivolta. Di Maio viene insultato dai suoi, che volevano la rivoluzione e il reddito di cittadinanza e non l’alleanza con il nemico storico. Nel Pd, il segretario Martina idem: improperi e inviti a togliersi di torno. Intanto l’opposizione di Renzi è sempre più netta e decisa, anche Gentiloni e Calenda sono sulle stesse posizioni: no al governo con i 5 stelle.

I cronisti parlamentari scrivono che Renzi sarebbe tentato, in cuor suo, di dire sì all’ultimo minuto, giusto per far vedere che ancora una volta lui sblocca la situazione e salva il paese. Ma quasi certamente si tratta solo di malignità.

Gli elementi che sconsigliano questo accordo non sono comunque solo politici e di storia politica. C’è anche della sostanza.

1- Non esiste, al di là di quello che dicono, un programma comune. Esistono solo degli slogan e dei titoli: lavoro, povertà, benessere. E, visti possibili contraenti, non è possibile che si vada più in là.

2- Sul piano economico questa alleanza sarebbe una sciagura quasi epocale: di fatto sarebbe l’alleanza fra il Sud più lazzarone (quello che ha votato 5 stelle in massa) e il centro (statale, che ha votato Pd). Il Nord, che è la parte trainante e più sviluppata del paese (quella che produce davvero reddito), sarebbe lasciata nelle mani di Salvini.

3- Alla fine, anche a costo di litigare a fondo con  l’Unione e i mercati, qualche forma di reddito di cittadinanza (sia pure con molti limiti) dovrebbe essere varata per dare qualche soddisfazione agli amici di Di Maio. E il Nord vedrebbe crescere le tasse (invece di diminuirle) per poter dare uno stipendio a quelli del  Sud che non fanno niente.

4- In termini più generali questa alleanza potrebbe trovare un accordo solo sulla base di una cosa: l’allargamento del welfare, cioè dell’assistenza. Cosa anche giusta e opportuna di questi tempi, ma resa di fatto impossibile dai nostri passati errori. Prima di potersi occupare davvero di welfare, bisognerà passare attraverso una lunga fase di riforme ben fatte.

In sostanza, il governo Pd-5 stelle non si può fare. Per ragioni politiche e per ragioni concrete.

Il governo del presidente, di tutti, è  probabilmente impossibile perché nessuno accetterebbe. E quindi, a meno che non torni a galla il governo Salvini-Di Maio, non resta che andare alle elezioni. Nuove e subito. Non a ottobre, ma prima dell’estate.

Ma, si dice, andranno come quelle che abbiamo appena fatto. Forse addirittura peggio.

Può essere. Se il paese deciderà che vuol essere governato dai ragazzi della  baby gang nessuno glielo può impedire.

Ma si può anche sperare che qualcuno capisca finalmente qualcosa.

Compreso il Pd, che oggi si oppone giustamente ai 5 stelle, ma che non deve dimenticare di aver perso clamorosamente le elezioni dopo ben cinque anni di governo. Da qualche parte, cioè, è stato commesso qualche errore vistoso. Errore sul quale il Pd finora nulla ha detto.

Si può andare a nuove elezioni anche fra due mesi. Ma allora il Pd si faccia venire qualche idea. Meno parole, meno battute e qualche idea in più.

Fonte: Uomini&Business.it – di Giuseppe Turani

del 26 Aprile 2018

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