LA BREVE FELICE CARRIERA DI GIGGINO DI MAIO

Ho sempre sostenuto che gli strateghi della Casaleggio (inutile parlare di Di Maio) capiscano poco o niente di politica (ma molto di marketing). Adesso hanno fatto dire al loro candidato che si appresta a chiudere un forno (quello del Centrodestra) e che quindi rimarrà aperto solo il forno del Pd (che Di Maio e i 5 stelle non li vogliono vedere nemmeno in fotografia).

Però la politica è bizzarra e quindi non si sa mai. Un accorato appello del capo dello Stato, qualche urgenza internazionale e magari il governo Pd-5 stelle prende corpo davvero. Per ora si tratta quasi solo di fantasie di cronisti che non sanno che cosa scrivere. Ma è evidente che i 5 stelle stiano infilando la testa in un sacco senza sapere che gli andrà malissimo.

Non serve essere dei geni della politica per capire che, se la Casaleggio chiude il forno Salvini e lascia aperto solo quello Pd, di fatto si consegna mani e piedi legati al “perdente” delle ultime elezioni.

Secondo certe indiscrezioni (probabilmente inventate) sembra che Renzi non stia aspettando altro: “A Di Maio gli porto via anche la cravatta”.

Infatti, se mai dovesse accadere, è ovvio che il Pd, a quel punto unico possibile sostengo di un governo che veda impegnati i 5 stelle, chiederebbe dei prezzi altissimi:

1- No Di Maio presidente, ma personalità terza, magari anche più vicina al Pd che ai 5 stelle.

2- Vicepresidenza, Interni, Economia e Esteri al Pd.

3- Il programma dei 5 stelle (che cambia ogni due giorni e che contiene tutto e il contrario di tutto) viene spedito direttamente nel cestino della carta straccia e Calenda scrive il nuovo programma: prendere o lasciare.

In sostanza, il governo dei vincitori, a quel punto, sarebbe un governo a trazione Pd e a Di Maio rimarrebbero le inaugurazioni e il taglio dei nastri nelle fiere di paese.

Ma, ripeto, si tratta quasi solo di fantasie. Come quelle altre che vedono Berlusconi e i suoi uomini alla caccia di grillini insicuri e incerti sul proprio destino. Ne basterebbero qualche dozzina per fare un governo di Centrodestra (senza grillini) e magari con l’appoggio esterno del Pd o con il Pd che esce tatticamente dall’aula nel momento del voto di fiducia. In questo caso, Di Maio alla finestra a contare le pecore.

Insomma, i giochi non sono ancora fatti e per ora quello che si capisce è che il  “vincitore” Di Maio non è messo bene. Ostenta sicurezza e arroganza, ma sta per andare a sbattere contro la realtà e la realtà dice che non può fare un governo da solo: a qualunque forno si rivolga dovrà pagare un prezzo elevatissimo: e la prima cosa che tutti chiederanno sarà la sua testa, un po’ perché sta antipatico (persino a quella brava persona di Mattarella) e un po’ perché è veramente ignorante.

Insomma, lui va dalla Gruber e parla come se già fosse presidente del Consiglio. Invece i suoi giorni di gloria sono quasi alla fine. E gli toccherà fare i conti con i suoi personali fantasmi: Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, che gli daranno il benservito. A casa, insomma.

La breve felice carriera del guappo napoletano.

Fonte: Uomini&Business – del 17 Aprile 2018

di Giuseppe Turani

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