Altro che piano Marshall, la Raggi è ferma

Ogni tanto si legge sulle cronache di Roma che la giunta Raggi ha stanziato milioni e milioni per ripianare le buche. Addirittura che ha messo in campo un “piano Marshall”. Con la piccola differenza che l’opera di George Marshall, segretario di Stato americano, fu nel dopoguerra per l’Europa davvero imponente e risolutiva, mentre l’azione di Virginia Raggi continua a essere evanescente. Parliamoci chiaramente: che Roma sia una gruviera non è colpa della sindaca. Colpa della sindaca è invece continuare a fare poco, pochissimo, quasi niente: una toppa di qua, un’altra di là (e proprio di toppe si deve parlare visto che basta una bella pioggia di marzo a riaprire le buche mal ricoperte). Il compito, se non immane, certo è gravoso.

Ma la Capitale è allo sbando e non si scorge un minimo segno di iniziativa da parte di chi la governa. D’altra parte è difficile imputare alla sfortuna o al caso se l’assessore ai lavori pubblici è cambiato già tre volte (ora c’è Margherita Gatta, dopo Paolo Berdini e Luca Montuori), segno di una evidente improvvisazione nell’allestire una decente squadra di governo. E così, a quasi due anni dal suo insediamento, la giunta Raggi continua a aleggiare come un fantasma su una metropoli abbandonata a se stessa, senza regole, nel caos, nella sporcizia e soprattutto senza una visione chiara del suo futuro. Una giunta che annaspa giorno dopo giorno, augurandosi che non piova.

 

Fonte: La Democratica – del 10 Aprile 2018

di Mario Lavia

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