M5s-Lega, i conti già non tornano. E l’Europa incombe

Secondo quasi tutti gli osservatori economici il duetto “reddito di cittadinanza – flat tax” costerebbe alle casse dello Stato circa 80 miliardi di euro. È ormai palese quanto una loro attuazione metta a repentaglio i vincoli di bilancio del nostro Paese, sradicando i paletti di Bruxelles. Tanto più se si pensa alla manovrina che la Commissione europea sta per chiederci, stando alle indicazioni dello scorso autunno arrivate da Bruxelles. Circa 3,5 miliardi, che corrispondono al divario tra il deficit promesso da Padoan per il 2018 (0,3 percento del Pil) e quello dello 0,1 quantificato dalla Commissione europea per differenti stime di inflazione e crescita.

Ma in primo luogo il nuovo governo dovrà recuperare circa 12,5 miliardi di euro per disinnescare le clausole di salvaguardia e impedire un nuovo aumento dell’Iva. Ci sono poi da trovare 2 miliardi di euro per finanziare la seconda tranche di aumenti del pubblico impiego: le intese firmate a febbraio riguardano il biennio 2016-2018, senza contare le richieste già arrivate dai sindacati per la conferma di quella quota di aumenti (fino al 24% negli enti locali, al 21% in sanità e così via) che altrimenti cadrebbe dal 1° gennaio. Altri 5 miliardi saranno inoltre necessari per rinnovare il reddito di inclusione a favore dei più deboli. Per non parlare delle tante misure a sostegno delle imprese e del ceto medio messe in campo dal governo uscente. Che ne sarà degli 80 euro, ad esempio?

Gli avvertimenti dell’Ue sul debito pubblico

Il deficit può salire, certo, ma si arriverebbe a uno scontro frontale con Bruxelles. Cosa che peraltro farebbe aumentare il debito pubblico, con il conseguente avvio di speculazione dei mercati (finora rimasti cauti in attesa di capire). Già nelle ultime settimane sono arrivati gli avvertimenti di Bce e Commissione europea che in più occasioni hanno ammonito il nostro paese chiedendoci di non aumentare il debito. Il primo a parlare dopo il 4 marzo è stato il lettone Dombrovskis, considerato un falco in campo economico. È “importante”, ha sottolineato il vicepresidente dell’Esecutivo Ue, che l’Italia mantenga la “rotta”, con politiche di bilancio “responsabili”, dato che ha il secondo debito in rapporto al Pil in tutta l’Ue, “dopo la Grecia.

Poi è stata la volta di Mario Draghi, che davanti alle domande sulla possibilità che il prossimo governo faccia marcia indietro sulla riforma delle pensioni e sul Jobs act ha risposto: “In termini generali, occorre tener presente che il bilancio pubblico è di massima importanza nei paesi ad alto debito”.

Il duo Salvini-Di Maio “dimentica” i suoi cavalli di battaglia

Non a caso nelle ultime ore flat tax e reddito di cittadinanza sembrano essere usciti dai programmi di governo. Il duo Salvini Di Maio, con palese incoerenza, sta svestendo i panni del populismo e non rivendica più i suoi cavalli di battaglia: “Sono culturalmente ed economicamente contrario all’assistenzialismo”, dice il leader della Lega parlando della misura grillina. Stessa cosa per Di Maio che non la inserisce nelle sue priorità. D’altra parte il ministro dell’Economia designato da Di Maio, Andrea Roventini, ha parlato recentemente di rispetto dei conti pubblici, di equilibrio. Che tradotto significa niente reddito di cittadinanza. Quanto alle tasse, poi, i due leader parlano soltanto di un abbassamento ed evitano, sempre con incoerenza, di pronunciare il concetto di aliquota fissa.

L’emergenza pensioni: l’Europa chiederà una stretta

Sullo sfondo c’è poi la questione pensioni. Altro nodo fondamentale per il nuovo governo, visto che per la Commissione europea e il Fondo Monetario parlano di un sistema a rischio nei prossimi anni senza un intervento correttivo. Secondo il gruppo di lavoro della Commissione europea che valuta i conti pubblici nazionali, nel 2040 – lo evidenzia oggi la Repubblica – il punto più alto della spesa italiana per le pensioni in rapporto al Pil salirà al 18,5%, valore superiore al record storico del 2015 (15,7%). Da qui l’esigenza di agire subito per correggere la rotta.

D’altra parte anche secondo un recente report dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), il mercato del lavoro sarà sempre più debole, precario e sbilanciato a favore degli anziani. Per questo insomma le due istituzioni internazionali (Commissione ed Fmi) hanno raccomandato al nuovo governo di non intaccare le riforme in atto, anzi. Andrebbe effettuata una correzione sin dalla prossima legge di Bilancio.

E anche in questo caso sparisce l’altra parola d’ordine della campagna elettorale leghista: l’abolizione della legge Fornero. Ora dai piani alti di via Bellerio parlano infatti di “correzione”. Ennesimo caso di incoerenza.

Fonte: Democratica – di Stefano Minnucci

del 26/03/2018

 

 

 

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