Aria fritta, solo slogan e poca trasparenza: il M5s visto dagli Usa

un’idea nuova, ma per ora mi sembra che proprio non possa funzionare». Questo è uno dei commenti che, in numero moderato (60 alle 13 del 22 marzo 2018) sono via via comparsi sull’edizione online del Washington post al seguito dell’intervento pubblicato il 20 marzo e firmato da Davide Casaleggio, tra i massimi leader del Movimento 5 stelle se non il massimo, dal titolo “Perché abbiamo vinto”.

LA RETORICA DEL VENTO INARRESTABILE. I commenti dei lettori americani o comunque internazionali – ce n’è anche qualcuno che o dal nome in chiaro o dall’inglese non scioltissimo si capisce essere proveniente dall’Italia – sono per un italiano la parte più rilevante. L’intervento di Casaleggio è standard, e per noi non aggiunge molto di nuovo. Dice che il 33% dei voti del 4 marzo alle Politiche italiane è una forte richiesta di «vera democrazia» e un vento inarrestabile.

CONTRO «I VECCHI PARTITI MORIBONDI». E poi ancora, altre pillole: il successo storico in soli nove anni di vita del Movimento è una svolta per tutte le democrazie occidentali. «La prima importante organizzazione politica digitale» segna il futuro. La democrazia rappresentativa sarà ovunque sostituita da quella digitale. I suoi obiettivi e priorità sono fissati dai cittadini, non «dai vecchi partiti moribondi», a dimostrazione di come internet abbia reso obsoleto e anti-economico «il precedente modello organizzativo della politica democratica».

La piattaforma digitale che ha realizzato il successo si chiama Rousseau, da Jean-Jacques Rousseau, esegeta della democrazia diretta (ma in modo assai più prudente e selettivo di Casaleggio, si può aggiungere). «La democrazia rappresentativa – per interposta persona – sta gradualmente perdendo significato».

«PROPOSTE INIZIATIVE E REFERENDUM». Tutto è finanziato con le donazioni dei cittadini, dice Casaleggio. E la pubblicità sul sito, molto redditizia, si può chiedere? La piattaforma Rousseau permette di «proporre direttamente iniziative e referendum» che verranno portati in parlamento, e questo grazie al programma Lex Iscritti che in latino, dice l’articolo, vuol dire “scrivere leggi” (to write laws, nel testo inglese di Casaleggio).

TRADUZIONE DAL LATINO SBAGLIATA. No, Lex Iscritti di latino ha solo lex, legge al singolare, che qui semmai dovrebbe essere leges al plurale stando alla traduzione inglese fornita da Casaleggio, e “iscritti” è parola italiana e non latina che vuol dire, appunto, soprattutto iscritti, detentori di un titolo di iscrizione. “Iscritti” in latino non esiste in nessun modo; esiste il verbo “inscribo” che fa “inscripti” al participio passato plurale maschile e vuol dire ascrivere, marchiare, scrivere sopra, mentre l’aggettivo “inscriptus” vuol dire non scritto, non dichiarato.

Comunque, latinorum a parte, Casaleggio spera che quanto accaduto in Italia faccia dei cinque stelle «un modello per rinnovare la democrazia ovunque». E promette presto per i voti online una tecnologia blockchain, cioè raffinata e sicura a prova di brogli. Gli americani quando posseggono un minimo di cultura civica e di storia patria sanno bene di che si parla perché hanno avuto sul confronto tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa uno dei primi grandi dibattiti istituzionali già nel 700, risolto nettamente a favore della forma rappresentativa.

QUELLA BALLA COLOSSALE DI INTERNET. Come si vede, e per dirla in latino, nihil sub sole novi, con buona pace di Casaleggio e Grillo. Niente di nuovo sotto il sole, internet a parte che è strumento e non sostanza della democrazia visto che può altrettanto bene esserlo della dittatura. Che internet metta tutti sullo stesso piano, formula di sicuro effetto per tutti i complessati, è la balla colossale che, insieme alla giusta insoddisfazione verso i partiti tradizionali (e al promesso reddito di cittadinanza), ha creato i cinque stelle.

GLI USA DIFFIDONO DAL VOTO POPOLARE. Un lettore a firma Gary Reehl dice che la formula diretta è «una tentazione», ma i Padri fondatori americani l’hanno respinta «e hanno usato l’electoral college e altri strumenti per prevenire il mob rule», cioè le imposizioni della piazza. L’electoral college è il sistema indiretto che ha consentito per esempio a Donald Trump di vincere anche con meno voti popolari della rivale, e fu presto deciso proprio per non lasciare tutto il potere al voto popolare, determinante ma non assoluto.

Nel sistema grillino «non vedo meccanismi per neutralizzare decisioni veramente sbagliate», dice Reehl rispondendo a Casaleggio e indicando un punto davvero debole del sistema, che parte dal principio dell’infallibilità di una decisione diretta. Il popolo non sbaglia. Ma è vero? «Qualcuno può spiegarmi come un tecnico informatico diventa improvvisamente un leader politico, o meglio un ideologo? E ancora, come si trasmette questo ruolo da padre (Gianrobeto) in figlio (Davide)?», dice un altro che firma in codice Jane%200wen. Chiede al Wp un articolo che, dopo questa serie di «favole», faccia seguito con qualcosa per spiegare che cosa i cinque stelle «sono realmente».

«VOGLIONO UNO STATO PLEBISCITARIO». Un altro osserva che la piattaforma Rousseau è proprietà della Casaleggio Associati, il che «rende il processo assai meno trasparente». E aggiunge: «Non commento nemmeno l’impraticabile democrazia diretta di cui parla Casaleggio». C’è chi, a firma J.E. Miller, scrive che «questo soffio di aria fritta senza contenuto è stato portato dall’ultimo gruppo di estremisti che vuole sostituire un governo rappresentativo con uno Stato plebiscitario».

«SONO SOLO SLOGAN E CAVOLATE». Il modello ispiratore di questa “nuova” politica è «il prof. Benito Mussolini» e come lui i cinque stelle «mancano di un programma coerente», ma «abbondano di slogan». Alla fine «comunque le condite, sono cavolate». A Miller ribatte piccato/a fab 6291: «Lei dice cose stupide», intervenendo chiaramente dall’Italia. O comunque, anche dagli Usa, un italiano/a in difesa del M5s e presente con numerosi interventi a sostegno dell’articolo di Casaleggio.

Un altro lettore osserva che i grllini hanno «idee strane», ma sono comunque «una ventata di aria fresca» anche se il loro sistema web è «tutt’altro che trasparente». Per nw1 sono nella stessa league di Steve Bannon, il guru dell’ultradestra americana cacciato perfino dalla Casa Bianca di Trump, e predicano un vago «Nuovo ordine mondiale» pieno di incognite.

«IL NEPOTISMO NON È UN PROBLEMA?». A giudizio di “mosborn 397” il sistema web di Casaleggio ricorda troppo la famosa frase di Stalin a cui avviso nelle elezioni l’importante non è il voto, ma chi conta i voti. Per Jackza, «dato che Davide Casaleggio ha ereditato il ruolo da suo padre, Gianroberto, deduco che la lotta al nepotismo non fa parte dell’agenda politica». Infine bobr1: «Allora, avete il vostro software per elaborare le leggi, presto un milione di membri attivi, e avete il 33% del voto. E ora? Avete mica in mente di costruire una grande muraglia attorno all’Italia e di chiedere alle Ue di pagarvela?».

Fonte: Lettere43 del 25/03/2018

di Mario Margiocco

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