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AH, SE IL LUPO DI RIGNANO… EN MARCHE ?

AH, SE IL LUPO DI RIGNANO… EN MARCHE ?

Se questa fosse una partita a scacchi (e in parte lo è), potremmo dire che siamo nel centro partita. Le aperture sono già state giocate, e adesso comincia il gioco duro. Come si sa da sempre, il centro partita è il luogo in cui può accadere di tutto. Si possono rovesciare le sorti del gioco. Chi sembrava perdente può ritrovarsi vincente e così via.

In sostanza, non si capisce niente. Per rendersene conto, basta guardare i pochi eventi: un anziano signore, escluso dal parlamento, di anni 81, suonato alle elezioni, sta facendo vedere i sorci verdi a quello stupidotto di Di Maio (e questo era facile), ma anche alle raffinate menti strategiche della Casaleggio che tirano i fili del burattino di Avellino. Burattino che, se non impara alla svelta a fare politica, rischia di non avere la presidenza del Senato (già persa), ma anche quella della Camera. Al Senato, comunque, dovrà accettare Paolo Romani, persona di un certo rispetto e esperienza, incappato anni fa in una banale disavventura giudiziaria di pochissimo conto.

Ma il signore di anni 81 sta affilando la lama della sua spada e pensa di poter infliggere a Di Maio l’umiliazione massima: se vuoi i nostri voti per eleggere un tuo amico alla presidenza della Camera, devi venire a palazzo Grazioli, sederti alla mia tavola, accettare il mio tè, e stringermi la mano. E questo, per un grillino, è come andare a dare un bacio al diavolo in persona. Forse, nella noia mortale di questi giorni, ci verrà regalato questo spettacolo: foto di interno di casa Berlusconi con Di Maio sorridente. Rideremo fino a sera tardi.

Ma veniamo alle cose più serie, al Pd. Sono fra i pochi, probabilmente sbagliando, che non lancia appelli per un immediato ritorno sulla scena politica di Renzi (spregiativamente da molti sono definito un renziano doc, un inferiore quindi).

Prima di rifarsi vivo però il lupo di Rignano (Panebianco docet) deve riflettere, e molto.

Esiste in Italia, anche se al momento sconfitta, un’area europeista, sviluppista, moderna, che va da Forza Italia a una parte del Pd. Questa Italia non ha una guida. L’aveva in Renzi, ma poi tutto è andato storto.

Può essere ancora Matteo il capobranco di questa Italia che non vuole arrendersi alla demenza grillina-salviniana?

Forse, anche se potrebbe essere chiedergli troppo.

Può essere ancora il Pd la casa naturale di questa Italia? Forse, se i notabili di oggi non ne faranno strame fino in fondo, distruggendone la residua credibilità.

Qui non si tratta di vincere oggi o domani (si è già ampliamente perso) o di infliggere una legnata ai grillini su presidenze camere e governo. Si tratta di capire che cosa essere per i prossimi dieci o vent’anni: una formazione politica liberal-democratica (come era stato nella promessa iniziale di Renzi) o un aggregato che punta, con astuzia e abilità, a strappare un tot di posti?

Se è buona la prima, allora Renzi e il Pd devono liberarsi, e in fretta, di tutti i veleni grillini che hanno in corpo. Il populismo  ha contagiato anche loro (taglio vitalizi residui, guerra a Bankitalia, polemiche contro l’inesistente austerità europea, sottovalutazione del peso del debito pubblico, ecc.).

Siamo per un parlamento snello di gente ben pagata, competente, e che lavori sodo. Non crediamo che tagliare 100 auto blu serva a risanare l’Italia: queste sono cretinate del clown genovese, che non sa nemmeno che cosa sia il bilancio pubblico italiano (800 miliardi di euro di spesa pubblica).

Non crediamo nel modello Bulgaria (lo Stato che fa tutto, compresa la distribuzione di stipendi e la coltivazione dei broccoli).

Crediamo in uno Stato che fa crescere la concorrenza, l’efficienza del sistema, e quindi fa crescere l’intero paese.

Crediamo, in sostanza, che il paese vada cambiato, ma in direzione esattamente opposta a quella dei grillini sovranisti.

Per guidare questo processo, questa rivoluzione, serve un lupo (come dice Panebianco) e non un’anima bella.

Sarà ancora Matteo Renzi questo lupo?

Se così fosse, ben tornato, vecchio amico.

En marche.

Fonte: Uomini & Business

di GIUSEPPE TURANI | 

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