La bugia di Di Maio: il “ripudiato” Dessì entra in Senato con i Cinquestelle

Non è nemmeno iniziata la legislatura che il M5s si è già rimangiato una promessa. Quella che riguardava Emanuele Dessì, il senatore di 54 anni che aveva firmato una rinuncia alla candidatura su richiesta del capo politico del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio.

dm2.pngDanilo Toninelli, futuro capogruppo al Senato del Movimento 5 Stelle, ha annunciato che il controverso candidato sarà ammesso nel gruppo – nonostante la rinuncia – perché nel suo profilo non c’è niente che impedisca la sua candidatura e che quindi può far parte del gruppo del Movimento al Senato.

L’impresentabile Dessì

Eppure i motivi che in campagna elettorale avevano acceso la polemica erano diversi: un video in cui si vede Dessì con un membro del clan di Ostia degli Spada, un post su Facebook in cui si vantava di aver «menato un ragazzo rumeno» e un affitto irrisorio pagato per la casa popolare in cui vive a Frascati. Aveva fatto parlare di sé anche per le minacce riservate agli stessi militanti grillini che su Facebook avevano provato a denunciare «le potenziali ripercussioni cui il M5s sarebbe incappato nel sostenere, promuovere e coprire personaggi ed azioni lesivi del “uno vale uno”».

Dunque sulla candidatura di Dessì, Di Maio sapeva di mentire. Un epilogo che gli ha fatto meritare il titolo, affibbiatogli da Michele Anzaldi oggi su Facebook, di «più bravo bugiardo in circolazione».

La critica dell’esponente dem parte dalla bufala del modulo fatto firmare a Dessì, un falso messo in circolazione per lavare via le accuse ma che ha mostrato ora la sua vera natura. «Non soltanto quel modulo era una bufala senza fondamento, come avevamo denunciato subito, – spiega Anzaldi – non soltanto non era possibile rinunciare, ma oggi abbiamo la conferma che non avevano alcuna intenzione nemmeno di rinunciare: ogni voto serve a Di Maio per le votazioni sul presidente del Senato e per un eventuale governo, anche quelli degli impresentabili».

Già, gli impresentabili. Quelli che in campagna elettorale sono stati ripudiati e che ora, per necessità tattica, potrebbero far nuovamente capolino nella compagine grillina.

Fonte: Democratica

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